Centonovantacinque metri

 

Oh, io ci provo, eh, ma mi riesce difficilissimo scrivere qualcosa sulla maratona di New York.
Perché è stato un concentrato di cose fighe che si fa fatica a descrivere.
E quindi proviamo a parlare di queste cose, che magari a voi non sembreranno neanche fighe, ma invece…

Km 0-3
Ponte Da Verazzano. Avete presente, no? Ponte lungherrimo con l’oceano da una parte e New York dall’altra. E in mezzo un fiume di gente che correva. Fico.

Km 5
Ho superato un tizio che era senza un braccio e senza tutte due le gambe. E correva la maratona. Correva per modo di dire, eh, però sti gran cazzi.

Km 15
Insomma, era tipo mezzogiorno, e uno magari inizia ad avere fame. Ed ecco che un bambino mi porge due pezzi di banana. Spettacolo.
Ce ne sarebbe da dire riguardo alle banane, appena ho voglia mi ci metto.

Km 32
Sulla First Avenue avevo ancora una discreta fame. E un ragazzo mi ha dato un pezzetto di una specie di torta. Un torta buonissima. Incredibile.

Km 35
Nel Bronx!!! Finalmente cominciavano a dare le banane! E io avevo una fame assurda, quindi mi sono preso una banana. E nel farlo sono scivolato sulle bucce di banana lasciate per terra da i corridori che mi precedevano. Maledetti.

Km 37
Iniziavo ad essere un po’ stanchino, e quindi mi sono messo a camminare per un po’. Come sapete avevo la maglietta con la citazione della guida galattica, e ad un certo punto uno mi ha superato dicendomi “Oh my god, I love your shirt!”. E allora io ho ripreso a correre per stargli dietro e parlare. E così ho conosciuto Jon, un newyorkese di 42 anni a cui la sorella aveva appena regalato la Guida Galattica (per il 42° compleanno).

Poi che dire? Ho trovato un centesimo per terra quando sono giunto all’arrivo, e ora l’ho messo in cornice (assieme al primo dollaro che io abbia mai guadagnato).
Dopo la maratona mi sono ricongiunto con la mia famigliola che mi attendeva alla gelateria GROM e tutti assieme siamo andati a cena.
Siamo andati al ristorante Bubba Gump, quello di Forrest Gump. Lì fanno i gamberetti, però io avevo una fame che i gamberetti non potevano saziare. Pertanto mi sono preso un hamburger. Che era molto buono.
Il cameriere, tra l’altro, ha colto la citazione della mi fascia per capelli (“Don’t Panic”) e ho potuto spiegarli tutta la storia della mia decisione di correre la maratona.
Tra l’altro il cameriere ci ha fatto anche un quiz riguardante il film Forres Gump e io e mia sorella abbiamo fatto un figurone rispondendo correttamente a tutte le domande. Ovviamente non si vinceva nulla.
E poi basta, sono andato a casa a dormire.

28. novembre 2011 by vanooger
Categories: di corsa | 2 comments

Comments (2)

  1. Grande impresa degna di essere decantata in una poesia Vogon!
    Complimenti davvero! Un urrà per il 42, uno per la Guida e uno alle banane!
    Ma dov’è il tuo asciugamano?!?!

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