Qui non si bada a spese

Ovvero: cosa è successo nell’ultimo mese e mezzo
O anche: sono finito in una specie di Jurassic Park

Circa un mese e mezzo fa, diciamo 42 giorni, ho mollato il mio lavoro di miglior pizzaiolo della Gold Coast e sono partito assieme al mio amico Giovanni alla volta della Tasmania per cercare lavoro in una fattoria e ottenere così un secondo visto per un altro magico anno in Australia.
Partivamo allegri e pieni di speranze, ma dopo una settimana ci siamo resi conto che la ricerca del lavoro sarebbe stata ardua.
Ed essendo che ci eravamo ridotti a dormire in tenda a lato della strada e a mangiare il cibo più economico che trovavamo al supermercato (pane), abbiamo deciso di ripiegare sul WWOOFing.

Che cos’è il WWOOFing
WWOOFing in latino significa Willing Workers On Organic Farms e vuol dire che tu vai a lavorare in una fattoria come volontario e ricevi in cambio vitto e alloggio.
In Australia per farlo bisogna iscriversi al circuito ufficiale, pagando 70$ (in cambio si ottiene anche l’assicurazione sanitaria). Una volta iscritti si riceve il magico libro del wwoofing con tutti i posti che lo praticano in giro per tutto il paese. Quindi da lì in poi si può iniziare a chiamare e pianificare il proprio viaggio, passando magari un paio di settimane in ogni posto e girando un po’ tutta l’Australia.

Noi però avevamo trovato un annuncio di una specie di wwoofing su gumtree, il famoso sito di annunci australiano. C’erano un paio di differenze rispetto al wwoofing ufficiale, in quanto invece di essere un lavoro in fattoria era nel campo delle costruzioni (comunque valido per il rinnovo del visto). Inoltre, non essendo registrato al circuito ufficiale, per dire, non eravamo assicurati.
Ma vabbé, alla fine noi siamo due architetti (o almeno ci piace pensarlo) e quindi un lavoro nel campo delle costruzioni ci pareva anche più interessante.

Dall’annuncio su gumtree il luogo in cui ci stavamo recando pareva essere un posto in cui si costruivano cose tipo case sugli alberi e robe così. Si è invece rivelato essere il campo in collina dove un tizio si stava costruendo la sua casa con materiale di recupero (ma proprio recuperato dalle peggio discariche della Tasmania eh) sfruttando come manodopera i pirla come noi che devono rinnovare il visto.
Nulla di troppo sbagliato, per carità, alla fine il concetto è più o meno lo stesso, se non fosse che qui, essendo la cosa non regolamentata, gli orari e il carico di lavoro erano decisamente maggiori rispetto a quelli di un wwoofing normale (così ci hanno detto altre persone che venivano da altre esperienze del genere).
Ma vabbé, noi (o almeno io) ci siamo adattati velocemente a vivere in tenda, mangiare all’aperto e a lavarci nel torrente.
Altre cose invece hanno richiesto uno sforzo più elevato, tipo cagare in una latrina progettata malissimo (ogni due-tre giorni bisognava svuotare secchiate di merda), bere l’acqua del torrente (che è gialla. Ma non tipo “giallina”, proprio GIALLA) e andare in giro di notte mentre la foresta si popolava di opossum e altri simpatici animali.
Da un certo punto di vista non mi lamento, perché dopo questa esperienza non temerò più nulla. Di contro c’è che se uno prende a lavorare dei volontari magari dovrebbe trattarli con un minimo più di rispetto e offrirgli una condizione un filo più decente.
Inoltre, per lavoro che dovevamo svolgere, ovvero costruire la casa di questo tizio*, eravamo equipaggiati con materiali e strumenti di terza mano. Giuro che non ho mai abusato così tanto del termina “cinesata”.
Tutti gli strumenti (trapani, pialle, seghe elettriche) erano della stessa marca e sembravano giocattoli.
Nelle 4 settimane di permanenza si sono rotti:
- Un trapano
- 2 seghe circolari
- Un generatore della corrente (ah, già, non c’era la corrente)
- Una pompa dell’acqua (e non c’era neanche l’acqua)
- Un modem (Indovinate un po’? Anche internet era una meraviglia!)
- Una pialla
Più altre cose che al momento non ricordo, ma vi assicuro che si è rotta parecchia roba.
Questa cosa dell’andare al risparmio è l’unica sostanziale differenza che ho riscontrato fra il luogo in cui mi trovavo e il Jurassic Park.

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 ["Cercheremo ora di attirare il Tirannosauro. Guardate verso il recinto"]

Mi spiego.

Recentemente ho realizzato che quando visito una città il mio tour turistico tocca due cose in particolare: l’edificio più alto e il museo di scienze naturali.
Quindi, quando tre mesi fa sono andato a Sydney, senza pensarci troppo mi sono recato al museo di scienze. E qui, con mia somma gioia, mi sono imbattuto in una mostra dedicata esclusivamente al Tirannosauro.
In questa mostra, tra le altre cose, veniva spiegato come la gallina fosse uno dei discendenti più stretti di questo dinosauro. Pazzesco.
Bè, in questo posto sperduto della Tasmania avevamo una gallina e 15 pulcini.
Nulla di troppo emozionante, certo, ma ad un certo punto la gallina è scappata! Sembrava quasi di essere in questa scena qua!
Subito dopo la gallina, a seguito di manovre non troppo brillanti da parte delle altre persone presenti nel nostro piccolo Jurassic Park, sono fuggiti anche i 15 pulcini.
Quindi attualmente c’è un gruppo (ALT: come si chiama un gruppo di galline? Stormo?) di galline che vaga per il bosco qui attorno.
Tra l’altro mi sono anche cimentato in una spietata caccia alla gallina, considerando che è la cosa più vicina a cacciare un tirannosauro che mai mi capiterà di fare.

Ma ragazzi, le analogie con il Jurassic Park non sono certo finite qui!
A un certo punto, con la gallina-tirannosauro in libertà, il tizio ha deciso di comprare una capra!
“Che succederà alla capretta?” vi starete chiedendo voi.
Ce la mangeremo, a quanto pare. O meglio, se la mangerà il tizio, visto che in teoria noi per allora ce ne saremo andati.
Altre analogie col Jurassic Park includono: spostare tronchi col cavo da rimorchio della macchina, la corrente che c’era e poi non c’era,
la pioggia, il cesso che era praticamente lo stesso, tirare un bastoncino al cane senza che questo vada a riprenderlo (“Ora capisco perché vi siete estinti”) e altre cose così.

Sì, come praticamente avete capito queste quattro settimane mi hanno fatto diventare ancora più matto di quello che ero.

 

*In realtà il lavoro stava procedendo a rilento perché apparentemente il tizio non aveva ancora i permessi per costruire la casa, e nel frattempo ci ha fatto costruire cose tipo vasi per il giardino la struttura per reggere il serbatoio dell’acqua.
Questa cosa mi ha anche fatto pensare che noi italiani dovremmo essere autorizzati ad andare in giro per il mondo a condonare costruzioni abusive, una specie di “benedizione italiana”. Sarebbe un superpotere fighissimo.

25. marzo 2014 by vanooger
Categories: Australia, diario di bordo | Leave a comment

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