I rinoceronti si sono estinti

Ovvero: Melbourne 2 (parte 1 qui)
O anche: Un post lunghissimo perché ogni volta che vado a Melbourne mi succedono cose pazzesche!
Vale a dire: Quella volta che mi hanno rubato la giacca.

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Al fine della piena comprensione del seguente post sono necessarie delle premesse.

Premessa 1 – I regali di compleanno che ho ricevuto nel corso degli anni
Nel 2011 e nel 2013 ho ricevuto tre regali di compleanno. Me li ricordo tutti, perché entrambe le volte sono riuscito nella difficile impresa di indovinare cosa si celasse nel pacco prima di scartarlo

2011
- Orologio Garmin per andare a correre;
- Un paio di lenzuola (?);
- Uno scaldacollo.
2013
- Un’amaca;
- Un poncho impermeabile;
- Un lettore eBook.

Non ricordo assolutamente cosa ho ricevuto per regalo nel 2012.
Se non consideriamo il lettore eBook, che è senza dubbio la cosa più incredibile che mi sia mai stata regalata, il primo posto per il miglior regalo fra quelli sopra elencati va allo scaldacollo.
Sorprendente, lo so, ma è veramente l’accessorio che fa la differenza. Inoltre è tipo uno di quegli scaldacollo che in realtà li puoi tipo annodare in un miliardo di modi diversi e usarli tipo come bandana o come fascia per i capelli. Una figata! Tanto che proprio la settimana scorsa avevo ribadito al telefono con la mamma (che me l’aveva regalato) la sua utlità.

Premessa 2 – Arcinemici
Tempo fa ho scritto un post su tutti i nemici che ho avuto nel corso della mia vita. Tra questi però no ho elencato un mio compagno delle elementari con cui mi picchiavo praticamente sempre.
Con questa persona, che si chiama Paolo, sono ora in buoni rapporti.
E anche lui ora si trova in Australia.

Premessa 3 – La giacca
Circa due anni fa avevo bisogno di comprare una giacca nuova, e il Disi mi aveva consigliato di andare da Decathlon perché lì avevano una giacca della Quechua che costava poco ed era una figata.
L’ho fatto, e la giacca è veramente una bomba. Ha l’interno in pile removibile, quindi in pratica la si può usare come giacca pesante, come impermeabile oppure si può anche usare solo l’interno come felpa.

 

Ecco, detto ciò possiamo cominciare.

Ho lasciato la Tasmania alle ore 21:40 del 2 giugno 2014, e un’ora e venti minuti dopo sono atterrato a Melbourne. Mentre sedevo sull’autobus che collega l’aeroporto alla città mi sono messo a scorrere la pagina di facebook sul mio bellizzimo Nexus 5. Qui ho visto alcune foto che collocavano il mio amico Paolo a Melbourne.
Gli ho dunque mandato un messaggio, chiedendogli se fosse ancora a Melbourne e lui mi ha subito chiamato dicendomi che sì, c’era ancora, ma partiva la mattina dopo.
Quindi , dopo essere passato velocemente dall’ostello per mollare giù il mio bagaglio mi sono incamminato verso il suo ostello.
Qui, oltre a rivedere lui, ho conosciuto il suo compagno di viaggio Alessandro, per me ormai una persona famosissima visto che me lo ritrovo tra gli aggiornamenti facebook ogni due giorni tipo, e altre simpatiche persone tipo una ragazza italiana di cui non ricordo il nome e un’altra ragazza italiana di cui invece ricordo il nome, che è Francesca.
Alle 2 di notte me ne sono tornato al mio ostello a dormire.

Spendiamo due parole a descrivere il mio ostello.
Si trattava, in poche parole, di un bar con una stanza sul retro in cui c’erano 5 letti a castello. Nella stanza c’era anche una porta che portava in un’altra stanza con, presumo, altri letti.
Quindi in pratica c’era un gran via vai di gente. E il mio letto era esattamente di fronte alla porta (che tipo se uno spalancava la porta mi colpiva!).
Ah, c’era anche una parete vetrata che dava sull’interno di un garage (che peraltro sembrava abbandonato).
Ma devo dire che in tutto questo il bagno non era neanche troppo messo male.
Nell’unico momento che ho passato nel mio ostello (a parte quando ci dormivo) ho sentito uno dei miei compagni di stanza citare Game of Thrones (ha detto “Hodor!”) e quindi gli ho chiesto se per caso avesse gli ultimi episodi scaricati. Non ce li aveva, ma mi ha detto che se li sarebbe procurati quel giorno. Purtroppo però non l’ho più rivisto. Vabbè.

Torniamo a noi!
Dopo una dormita di circa otto ore mi preparavo finalmente ad andare a vedere Melbourne, dopo esserci stato in precedenza due volte senza mai vedere nulla.
Sul bus dell’aeroporto c’era uno schermo che mostrava video di cose che succedono in città, e da lì ero venuto a conoscenza di una mostra della Dreamworks in cui facevano vedere come realizzavano le loro animazioni. La mostra era al ACMI, Australian Centre for the Moving Image, che si trova in Federation Square.
Proprio lì di fronte, avevo appreso qualche giorno prima, c’è tipo una chiesa gigante che si chiama St. Paul Catherdal. Praticamente ci ero già passato a fianco nelle mie due visite precedenti e non l’avevo neanche degnata di uno sguardo.
Sono dunque andato per prima cosa a visitare la chiesa, che oh, è un chiesa vera, tipo quelle che si vedono in Europa. E che a quanto pare risale alla fine del XIX secolo, quindi un edificio abbastanza vecchio per gli standard australiani.
Uscito dalla chiesa mi sono diretto all’ACMI, ma non sono entrato a vedere la mostra della Dreamworks.
Sono invece andata a vedere l’altra esposizione, che era tipo sulla storia dell’evoluzione degli schermi (monitor, display) nel corso degli anni.

A questo punto mi ero scaldato abbastanza, ed ero quindi pronto a visitare le due cose che visito sempre in ogni città: il museo di scienze naturali e l’edificio più alto.
Il museo di scienze, che si chiama semplicemente Melbourne Museum, si trova a Carlton, un quartiere a Nord del CBD.
All’interno si trovano: dinosauri, sassi (in particolare un sasso proveniente dalla luna, uno proveniente da marte e la riproduzione della pepita d’oro più grande del mondo), un’esposizione sul corpo umano (con tipo l’immagine a grandezza naturale di tutta la pelle che ricopre il corpo srotolata su un’unica superficie), un’esposizione sul cervello, il computer più vecchio d’Australia e la riproduzione di una foresta.
Poi c’è una sala piena di animali impagliati e lo scheletro di una balena. Lo scheletro di una balena, capite? Ho fatto tutta questa strada per vedere una cosa che potevo vedere al Museo di Scienze Naturali di Verona!
Nulla che mi abbia emozionato particolarmente devo dire.
Devo anche dire che grazie alla mia carta d’identità italiana che dice che di professione faccio lo studente non ho pagato l’ingresso, quindi non mi lamento certo.

Quando sono uscito dal museo era orami ora di cena. O meglio, erano le 17, ma a quell’ora qui in Australia chiude tutto, quindi non rimane che andare a cenare.
Siccome non mi andava di cenare da solo ho chiamato la ragazza italiana conosciuta la sera prima e le ho chiesto se potevo passare dal suo ostello per cucinare una pasta assieme.
Lei mi ha detto di sì, e mi ha pure detto che aveva già pasta, uova, pancetta e formaggio e se mi veniva in mente una ricetta da fare con questi ingredienti. Non ho nemmeno fatto in tempo a risponderle “CARBONARA!” che lei mi ha mandato un altro messaggio dicendomi “Ah, però c’è anche una mia amica che è vegetariana…”.
Nonostante ciò siamo comunque rimasti dell’idea carbonara, con l’opzione di tenere la pancetta da parte.
Sulla via mi sono fermato al supermercato per comprare una cipolla, e qui ho ricevuto un messaggio che in pratica mi diceva che le uova erano due, la pasta non era quella giusta e che il formaggio era poco.
Quindi praticamente ho comprato tutti gli ingredienti eccetto la pancetta.
A cucinare la pasta eravamo dunque io, Francesca e la sua amica vegetariana che si chiama Michi (anche lei italiana). Si è poi aggiunto a noi una quarta persona, Alessandro, di Varese, detto Nuova Delhi perché sembra indiano in maniera impressionante.
Quattro italiani per preparare una pasta e nessuno si è ricordato di mettere il sale (cioè, me lo sono ricordato io a un secondo dalla fine salvando la pasta in corner).
Dopo cena sono rimasto all’ostello, che, ricordo, non era il mio, a chiacchierare coi presenti fino a tardi.

Il giorno dopo, che era un mercoledì, mi sono recato all’Eureka Skydeck 88, ovvero il punto più alto della città.
Dopo comprato il biglietto a prezzo ridotto grazie a una fantastica combo di carta d’identità + buono sconto del 10% sono entrato nell’atrio dell’edificio.
L’Eureka si caratterizza principalmente per due cose. Anzitutto le vetrate degli ultimi piani sono dorate e poi lungo tutte le facciate l’edificio è decorato da grandi strisce marcapiano che ricordano un po’ le tacche di un righello.
Leggendo i pannelli informativi all’ingresso ho scoperto che le vetrate sono dorate perché sono proprio placcate in oro 24 carati, mentre le strisce marcapiano hanno proprio lo scopo di ricordare le tacche di un righello* (non un’idea felicissima, se volete la mia opinione).
Ed ecco che, continuando a leggere, mi sono imbattuto in qualcosa di inaspettato.
Un cartello informativo definiva l’Eureka come l’edificio residenziale più alto dell’emisfero Sud.
Questo andava un po’ in contraddizione con quello che avevo letto al Q1, grattacielo sulla Gold Coast che si definiva il palazzo residenziale più alto del mondo. Ma come?
Non potevo certo tacere quello a cui stavo assistendo, quindi ho chiesto delucidazioni alla tipa che controllava gli ascensori.
A quanto pare il Q1 della Gold Coast ha un’antenna esagerata che lo fa diventare più alto, ma se si considera l’altezza della terrazza panoramica l’Eureka è più alto.

*In realtà secondo Wikipedia il motivo è un altro, e mi pare anche più sensato. Ma di tutto quello che si legge su wikipedia io nell’edificio non ho trovato traccia. Mah.

Sceso dal grattacielo sono andato a incontrarmi col mio amico Giovanni, che era appena tornato dalla Tasmania con la macchina.
Assieme siamo andati in un parco che sono abbastanza certo si chiami Hall Reserve dove c’è una colonia gigantesca di pipistrelli.
Si può prendere un sentiero lungo circa 500m e in pratica tutti gli alberi a lato del sentiero sono carichi di pipistrelli dormienti.
Noi eravamo andati lì più o meno al tramonto, perché è il momento in cui tutti si risvegliano. Però a quanto pare quella sera non avevano molta voglia di volare, perché siamo stati lì tipo un’ora e solo una minima parte si è mossa. Poi ha pure cominciato a piovere, quindi siamo andati via.

Mi sono fatto mollare da Giovanni nei pressi del CBD e mi sono diretto verso l’ostello dei miei amici italiani, perché avevo ancora 4 uova, mezza cipolla e del formaggio grattugiato nel loro frigo, e questo significava frittata.
Unendo altri ingredienti portati dagli altri commensali, come funghi e wurstel, ne è uscito un pasto più che soddisfacente.
Mentre eravamo a tavola è arrivata un nutrito gruppo di persone residenti nell’ostello che si è seduta con noi per coinvolgerci in un gioco alcolico.
Il gioco alla fine non c’è stato, abbiamo solo bevuto.
Dopo un paio d’ore si è deciso di andare tutti fuori, nel locale X dove c’era una festa.
Io, uno degli ultimi ad alzarsi, mi sono messo a ordinare gli sgabelli su cui eravamo seduti. Dico ciò perché sulla pila di sgabelli c’era la mia giacca della Decathlon nera, e l’ho vista quando ho sistemato i primi sgabelli.
Passati circa 5 minuti, quando eravamo effettivamente pronti a uscire, ho fatto per prendere la giacca e… era sparita!

Abbastanza strano, perché era lì proprio un attimo prima, e nessuno di nuovo era entrato nella stanza (quindi il colpevole doveva essere una delle persone appena conosciute).
Ancora più strano, ma da un lato confortante, sul tavolo c’erano il mio portafoglio e tutte le altre cose che avevo in tasca (eccetto lo scaldacollo).
Era dunque chiaro che qualcuno si fosse appropriato della mia giacca. Maledizione!

Aver recuperato il portafoglio era stato un bel colpo, però mi giravano un po’ le palle per la giacca. Anche perché era proprio la parte impermeabile, ovvero quella più utile in posti come Melbourne.
Ed ecco che in mio soccorso è arrivato il manager dell’ostello, che mi ha portato nella reception per visionare assieme il filmato della telecamera a circuito chiuso presente nella stanza.
Una figata!
Stare lì a guardare lo schermo e sapere che di lì a breve avrei visto chi mi aveva rubato la giacca stata una grande emozione.
E qui si vedeva una tizia tedesca che prendeva la mia giacca e usciva dalla stanza, e dopo 5 minuti tornava a rimettere le mie cose sul tavolo.
Siamo andati nella sua camera (lei era uscita) e qui ho trovato, assieme alla mia giacca, anche un’altra giacca pressoché identica.
In pratica questa tizia ha preso la mia giacca pensando che fosse la sua, e poi, quando ha trovato un miliardo di cose non sue nelle tasche, ha giustamente pensato che la cosa più logica fosse che qualcuno per sbaglio avesse messo tutte quelle cose nella sua giacca.

Tutto risolto allora, no?

No! Lo scaldacollo era sparito!
Certo, potevo anche averlo perso prima, ma sarebbe stata una coincidenza un po’ strana.
Io il giorno dopo partivo per Sydney, quindi ho chiesto ai miei nuovi amici italiani di provare a chiedere alla tipa tedesca.
Atterrato a Sydney ho riacceso il telefono e come prima cosa mi è arrivata questa foto. Lo scaldacollo è stato recuperato (la tedesca a quanto pare era super imbarazzata…).
Sono tipo contentissimo.

E in pratica questa mia amica che ha recuperato lo scaldacollo si accinge a fare più o meno lo stesso giro che ho descritto nel post precedente. Quindi con buone probabilità recupererò il magico scaldacollo a Cairns fra un paio di settimane!

06. giugno 2014 by vanooger
Categories: Australia, diario di bordo, viaggi | Leave a comment

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