Grosso Sasso Rosso

Ovvero: grandi avventure nel cuore dell’Australia!

IMG_20140612_073720

Mangiare un verme! Mettere un serpente attorno al collo! Fare foto con donne nude! Perdere il secondo scaldacollo nel giro di una settimana! Andare a bere in un bar indossando un sacco a pelo!

Se una settimana fa qualcuno mi avesse detto che avrei fatto una qualsiasi di queste cose, difficilmente ci avrei creduto. Eppure nel mio viaggio nel Red Centre, il centro dell’Australia, è successo tutto questo e molto più!
Ma andiamo con ordine!

Immagino che tutti voi conosciate Uluru, il grosso sasso rosso al centro dell’Australia. Forse lo conoscete con il suo vecchio nome europeo, Ayers Rock. O, anche se non ne conoscete il nome, sono sicuro che l’abbiate riconosciuto nella foto qui sopra.
Era da tempo che pensavo di fare un salto al centro per ammirarlo, e dopo un paio di settimane passate a valutare voli e tour sono riuscito a incastrare una combo di tour di tre giorni con volo andata e ritorno da Sydney ad un prezzo soddisfacente.
Il tour era tipo il più economico che ci fosse, ma toccava Uluru e altre due destinazioni, e siccome a parte Uluru io non è che conoscessi granché dei dintorni per me andava più che bene.

Quindi, martedì scorso sono partito alla volta di Alice Springs.
Alice Springs è un cittadina che sorge in prossimità di una delle stazioni della linea telegrafica che collegava Adelaide a Darwin. Da Darwin la linea proseguiva verso le indie collegando di fatto l’Australia al resto del mondo.
La linea segue all’incirca il percorso che effettuò John Stuart nel 1862, primo europeo ad attraversare con successo il continente, ma è stata deviata per collocare la stazione del telegrafo nei pressi della sorgente di Alice Springs.

Non pensavo ci fosse molto da fare in questa cittadina di 30mila abitanti nel mezzo del deserto, ma mi sono dovuto ricredere.
Come prima cosa sono andato in cima all’Anzac Hill, ovvero il punto più alto della città.
Dalla cima della collina ho cercato di localizzare il fiume che si vedeva su una mappa della città che mi ero appena procurato. E bè, ecco, il fiume è questo
Risalendo il fiume per 30-40 minuti si arriva alla stazione del telegrafo, il primo insediamento nella zona, risalente al 1872. Io pensavo che la città si sviluppasse attorno alla stazione, ma di fatto essa dista 4 km.
Il motivo è che la città si trova a metà strada tra la stazione del telegrafo e un altro importante punto strategico, ovvero un passaggio tra la formazione rocciosa chiamata MacDonnel Range.
Proprio a fianco alla stazione c’è la famosa sorgente che dà il nome ad Alice Springs, quindi non mi sono certo fatto sfuggire l’occasione di visitarla.

Bene, ho il piacere di informarvi che la “sorgente” è questa:

IMG_20140610_122727

Mi hanno detto che sono stato fortunato a trovarci acqua dentro.

In pratica non si tratta di una sorgente, ma di un affioramento della falda acquifera sotterranea. Quando nel 1872 stavano esplorando l’area per trovare un luogo favorevole all’insediamento sono capitati in questa zona proprio dopo alcune settimane di piogge, quindi la sorgente/pozzanghera doveva apparire promettente.
È pazzesco pensare che se non avesse piovuto ora probabilmente la città sorgerebbe da tutt’altra parte.

Tornato in città, e dopo aver pranzato al Mc* (ottimo, mica come quello di Canberra) mi sono diretto al rettilario, perché mi avevano detto che alle 15:30 c’era una presentazione dei vari animali presenti all’interno. Subito dopo la presentazione c’era la possibilità di prendere in mano un paio dei rettili, tra cui un serpente.
Ora, io di solito repello queste cose, però non so per quale motivo ho voluto provare a tirare su il pitone.
E niente, nulla di troppo emozionante. Però ora ho vinto questa paura irrazionale nei confronti del regno animale tutto.

Dopo essere tornato all’Anzac Hill per ammirare il tramonto sono tornato all’ostello, nel cui bar, quella sera, si teneva un pigiama party che funzionava così: chi si presentava al bar vestito in pigiama riceveva la birra a prezzo scontato.
Un grande problema, perché io non avevo un pigiama ma volevo disperatamente la birra scontata.
Ora, io di solito dormo in mutande, ma quella di presentarmi nel bar praticamente nudo non mi pareva un’opzione praticabile.
Avevo però portato con me il sacco a pelo, quindi ho pensato bene di utilizzare quello. Un gran successo.

*Non sono sicuro, ma potrebbe trattarsi del McDonald più distante da un altro McDonald al mondo…

La mattina dopo, verso le 5:30, siamo partiti per il tour.
Molta gente crede che Uluru si trovi vicinissimo ad Alice Springs, ma in realtà le due distano qualcosa come 500 km. Ci aspettava dunque un viaggio di circa 5 ore nel mezzo del deserto.
Sul bus la guida (Damon) ha usato un efficacissimo metodo per farci rompere il ghiaccio con i nostri compagni di viaggio: la paura. Non mi ricordo esattamente di cosa ci avesse minacciato, ma in due secondi tutti stavano parlando con la persona seduta a fianco a loro. Fantastico!

A fianco a me c’era seduta Manon, una ragazza francese che, essendo fidanzata, aveva tutte le carte in regola per strappare il titolo di Donna della Mia Vita a una ragazza che avevo conosciuto a Melbourne solo una settimana prima.
E niente, credo sia fantastico trovarsi a pensare “Ehi, carina questa ragazza!” e sentire lei che dice che non appena arriveremo a Uluru si farà una foto nuda davanti al sasso.
Da lì in poi non ricordo esattamente come è andata la conversazione, ma di fatto è riuscita a convincere anche me, Damon (la guida) e due ragazze tedesche sedute dietro di noi a posare con lei.
Ma prima il verme!

Lungo il tragitto per Uluru ci siamo fermati svariate volte.
Prima per fare rifornimento, poi per comprare la birra e infine per raccogliere la legna per il fuoco che ci avrebbe scaldati quella sera.
Durante quest’ultima sosta Damon ha scavato un verme dalle radici di una pianta e ci ha spiegato che si tratta di un cibo considerato prelibato dagli aborigeni. Dopodiché me l’ha fatto tagliare in 4 parti per farcelo degustare.
Siccome il giorno prima mi ero messo un serpente sulle spalle ormai non c’era più nulla che potesse fermarmi, e ho quindi mangiato la testa del verme.
Chi vi dice che i vermi sanno di pollo mente. Il verme sapeva di cera. Tipo di candela. Sembrava, in effetti, di mangiare una chiesa.
Non male comunque.

E ora che ho anche mangiato un verme non c’è più nulla che mi possa fermare. Sento di poter mangiare tipo qualsiasi cosa.
(Tra l’altro, riflettendoci in seguito, il verme non è neanche la cosa più strana che io abbia mai mangiato, in quanto credo che il primo posto spetti al piccione che ho mangiato una volta a Londra).

A Uluru abbiamo fatto la camminata attorno alla base, dove si apprende un poco della cultura aborigena che impregna il luogo. Il sasso si potrebbe anche scalare, ma questo è molto irrispettoso nei confronti degli aborigeni, che appunto chiedono di non farlo. In pratica se lo scalate siete un po’ stronzi, ecco.
Finita la camminata ci siamo spostati al punto panoramico per ammirare il tramonto, che è quel posto da cui sono state fatte tutte le foto famose del sasso (compresa, pensate un po’, quella che c’è qui sopra).
Mentre aspettavamo che il sole andasse giù (anche se in realtà c’era nuvolo, quindi non è che poi ci sia stato un gran tramonto) io e gli altri che avevano aderito all’idea siamo andati a farci la magica foto nudi.
Devo dire che farsi una foto nudi è un bel modo per fare amicizia.

Tramontato il sole siamo andati al campeggio a dormire.
Quando avevo prenotato il tour, a parte accertarmi che fosse il tour più economico, non avevo controllato molto altro. A parte visitare Uluru non avevo idea di cos’altro sarebbe successo, quindi da questo momento è stato tutto una sorpresa continua.

Siamo andati a dormire, dicevo, e io non sapevo che avremmo dormito completamente all’aperto, riparati solo da una cosa che si chiama swag e che consisteva in un sacco di telo impermeabile in cui infilare il proprio sacco a pelo.
Io ero tipo felicissimo, perché dormire per terra all’aperto mi fa sempre super contento.

Il deserto di notte, ci tengo a informarvi, raggiunge temperature vicine allo zero. E, sulla cima di Uluru, a volte si trova la neve. Pazzesco!
Quindi questo è stato il freddo più freddo che ho sperimentato negli ultimi 15 mesi tipo!

La notte si sarebbero dovute vedere le stelle (tipo un sacco di stelle), ma siccome avevo commesso il tragico errore di prenotare il tour in prossimità della luna piena non è che ce ne fossero poi tante.
Per di più era ancora nuvolo, quindi proprio nada. (la mattina presto sono poi riuscito a vederne un po’, ma mannaggia! Mi toccherà tornare!).

Il giorno dopo ci siamo recati a Kata Tjuta, una formazione rocciosa simile a Uluru ma più grande e più figa.
Cioè, veramente non si capisce perché Uluru sia così famoso mentre questo posto non se lo fili nessuno, perché giuro che potrebbe essere il posto più figo in cui sia mai stato.

IMG_20140612_102752

Finita la camminata attorno a Kata Tjuta siamo ripartiti col pulmino per andare alla nostra ultima meta: Kings Canyon.
Va notato a questo punto come questi luoghi pullulino di mosche. Cioè, tipo mosche ovunque.
Quindi, prima di farci salire sul bus, la guida si metteva a fianco alla porta e, agitando una felpa, si assicurava che non portassimo mosche dentro.
Quando, sulla strada per il Canyon, ci siamo fermati un’altra volta a prendere legna, Damon si è concesso un momento di riposo, e pertanto mi sono messo io a fare da scacciamosche.
Con la mia felpa.
Nella cui tasca c’era il mio secondo e ultimo scaldacollo.

Ed è esattamente così che l’ho perso.

Ma, sebbene avessi perso lo scaldacollo, non avevo certo perso le speranze di ritrovarlo.
Siccome l’avevo perso a bordo strada, e il giorno dopo avremmo dovuto rifare lo stesso percorso, ho pensato che con un po’ di fortuna sarei riuscito a individuare il posto e a recuperarlo.
Beh, dopo 3 ore passate a osservare il lato della carreggiata devo ammettere che il deserto è davvero tutto uguale. Quindi no, non ho recuperato lo scaldacollo. Maledizione!

E questo conclude bene o male la mia avventura al centro dell’Australia.
Ah no, la sera, tornati ad Alice Springs, siamo andati al bar. E lì ho conosciuto una ragazza vestita da drago che, sebbene io ci abbia parlato solo per 30 secondi, ha strappato prepotentemente il titolo di Donna della Mia Vita dalle mani della mia amica francese. Però non so come si chiami e non ho nessuna informazione per rintracciarla, quindi adieu.
E poi la mattina dopo mi sono alzato alle 6:30 per andare a cercare un bar per guardare Australia-Cile e commentarla in diretta su RTL. Qui il risultato.

20. giugno 2014 by vanooger
Categories: diario di bordo, viaggi | Leave a comment

Leave a Reply

Required fields are marked *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *


Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com