Il Cammino degli Dei

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Premessa
Siccome il 2 Agosto dovevo andare a fare il cambusiere a un campo scout (trattasi di sbucciare cipolle, pelare patate e godersi il resto del campo, ma vi dirò di più prossimamente), e siccome tale campo si teneva in Umbria ho pensato che sarebbe stato bello andarci a piedi (sì, non ho niente di meglio da fare).

Da Bologna a Firenze c’è un sentiero che che si chiama Via degli Dei (O cammino, o strada, ognuno lo chiama in un modo diverso…) che segue l’antica via romana che collegava le due città. È una specie di Cammino di Santiago de noantri.
Un sacco di miei amici l’avevano già percorso e me ne avevano parlato, quindi era da un po’ che avevo in mente di farlo.
Da Firenze in poi mi sarei dovuto arrangiare, ma insomma, qualcosa mi sarei inventato.

Altri fatti precedenti al racconto ma comunque degni di nota:

- Un mesetto fa, dopo lunghi mesi di ricerca, mi sono deciso ad acquistare un nuovo zaino e un paio di scarpe da montagna. Il vecchio zaino e i vecchi scarponi li avevo abbandonati, ormai distrutti (si dice frusti, giusto Lemi?), in Australia. Lo zaino è stupendo, le scarpe mi sembravano calzare bene, ma una volta reindossate arrivato a casa si sono rivelate un po’ (troppo) strette;

- Qualche giorno prima di partire mi sono fatto prestare dal Campa la guida del Sentiero degli Dei, che divide il suddetto percorso in 7 tappe. Io volevo metterci meno di una settimana a farla, quindi il mio progetto prevedeva di fare due tappe al giorno per un paio di giorni;

- Il Venerdì precedente alla partenza (sono partito di Lunedì) ho partecipato a una gara per l’inaugurazione di una pista di atletica. La gara prevedeva di correre per un’ora lungo la pista e, ad ogni giro, di bere una birra. Ho fatto 22 giri. Questo non mi ha causato grossi problemi. Il fatto di essermi dimenticato le scarpe da corsa e di aver corso con i sandali, invece, sì;

- Caldo. La settimana più calda dell’estate più calda della vita. E da qualche parte ho pure sentito che dicevano che Firenze era la città più calda d’Italia. Tutto questo non prometteva nulla di buono.
Ecco, mi pare che ora si possa iniziare.
Lunedì ho preso il treno per andare a Bologna. Sono arrivato là alle 14 e dopo un pasto veloce mi sono trovato con una mia amica che avevo conosciuto in Australia l’anno scorso e che ora è tornata a Bologna. Le avevo chiesto la sera prima se per caso le andasse di prendere un gelato prima che io partissi (la via degli dei passa per GROM, giuro!) per il mio cammino e nonostante lo scarso preavviso ha detto di sì.
Appena preso il gelato le ho detto “Ti va se ci incamminiamo mentre lo mangiamo?”.
Ed è così che mi sono fatto accompagnare per i primi 12 km del mio cammino. Ci siamo separati al monumento ai Martiri Partigiani di Sabbiuno verso le 6 di sera. Da lì ho camminato per un’altra oretta e sono giunto alla fine della prima tappa.
Mi sono fermato a dormire davanti alla chiesa di Pieve del Pino, dove ho montato la mia bellissima amaca con zanzariera.
Il giorno dopo mi sono svegliato alle 8 e mi sono rimesso in marcia.
Dopo un’ora di cammino ho finalmente abbandonato la strada asfaltata (a 23 km da Bologna), che con il caldo che faceva era insopportabile, e ho cominciato ad avventurarmi sulle strade bianche dei colli bolognesi.
Neanche il tempo di gioire per la scomparsa dell’asfalto che mi sono trovato di fornte al Monte Adone. Trattasi, se ho fatto i conti giusti, di un dislivello di tipo 200 metri spalmato in soli 800 m di strada. Tipo un muro.
L’unico mantra che mi ha fatto andare avanti è stato “Se ce l’ha fatta il Campa non posso non farcela io”. Ho poi scoperto, una volta tornato a casa, che il Campa questa parte l’ha saltata.
La vista in cima al monte non è male, ma non mi sono trattenuto, visto che avevo ancora un sacco di strada da fare. E c’era un caldo incredibile.

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Sceso dal monte ho ritrovato la mia vecchia amica strada asfaltata, che mi ha accompagnato fino alla fine della tappa, a Monzuno.
Ci tengo a precisare che la mia guida dice, riguardo a questa tappa, “Una minima parte di carrozzabili asfaltate, purtroppo non evitabili”. Cazzate.

A Monzuno ho riempito le borracce (ho già detto che mi portavo dietro 5 litri d’acqua?) e sono ripartito, perché il mio programma prevedeva di accorpare due tappe in un giorno ed arrivare fino a Madonna dei Fornelli.
Appena lasciato il paese mi sono trovato davanti a una salita incredibile, che sarà ricordata come la salita del campo sportivo, visto che lì a fianco ce n’era uno.
Anyway, giunto a metà di questa salita lunghissima e faticosissima mi sono fermato sotto tipo l’unico albero che c’era per tirare fuori la seconda borraccia dallo zaino (avendo già seccato la prima).
Mentre ero lì che valutavo se morire di caldo lungo il sentiero o magari cercare un’altra via ho visto avvicinarsi tre ragazzi che provenivano dalla mia stessa direzione.

“Andate a Firenze?”
“Sì”
“Vengo con voi.”

E così mi sono accodato a questi tre ragazzi di Carpi. La prima cosa che ho detto loro, oltre allo scambio di battute riportato qui sopra, è stata “Ma siete stronzi? Non avete lo zaino?”.
E così mi hanno spiegato che con loro c’erano altre due persone, che però erano troppo stanche ed avrebbero preso l’autobus da Monzuno a Madonna dei Fornelli.
Cosa? C’era un autobus che andava a Madonna dei Fornelli?? Lo volevo anch’io!
Mi hanno pure detto che una di queste due persone era una ragazza che studia a Verona e mi hanno chiesto se per caso la conoscessi. La conoscevo!

Finalmente, dopo oltre 35 km di strada, siamo arrivati alla fine della tappa. È stata, credo, la cosa più faticosa che io abbia mai fatto. Ho sudato la vita. E all’arrivo non riuscivo a stare nè in piedi nè seduto.

I miei nuovi amici alloggiavano in una specie di Bed & Breakfast in cui si poteva piantare la tenda in giardino, e siccome avevo assoluto bisogno di un pasto serio mi sono aggiunto a loro. Appena arrivati ho preso il braccio della padrona di casa e ho specificato che non avevo mai avuto così tanta fame in tutta la mia vita.
Non sono stato deluso: 2 primi (tagliatelle al ragù e pasticcio) e poi gnocchi fritti con formaggi, affettati e verdure a volontà.

La tappa del terzo giorno è stata abbastanza tranquilla.
Una quindicina di chilometri senza avvenimenti degni di nota che ci hanno portati al camping Il Sergente dove abbiamo passato la notte.
Qui, per risparmiare i soldi della piazzola, ho montato la mia tenda dentro la tenda dei miei amici, così che da fuori risultasse una tenda unica. Muahahahahah!
C’è da dire che giunti a questo punto le mie scarpe si erano rivelate davvero troppo strette (mi sanguinava un dito del piede) e sono dovuto passare all’indossare i sandali a tempo pieno. E siccome avevo già delle vesciche sui piedi causate proprio da quei sandali (a causa della corsa a cui avevo partecipato il venerdì prima della partenza) ho dovuto indossare anche le calze. Oh yeah.
Era inoltre diventato chiaro che andare a piedi fino in Umbria era una follia in queste condizioni, quindi il piano revisionato prevedeva semplicemente di arrivare a Firenze coi miei nuovi amici.

Tutte le cose che non sono successe il terzo giorno sono successe il giorno successivo, nella tappa dal Passo della Futa a San Piero a Sieve, nota anche come Tappa dei Grifoni (perché ci eravamo raccontati questa storia che al campeggio ci avrebbero dato delle lance per combattere i grifoni che avremmo trovato lungo il sentiero, che era sulla cresta della montagna).
Dunque, con ordine, queste sono le cose che sono successe:

- Qualcuno ha girato il segnale che indicava l’unica fonte d’acqua sul percorso, puntandolo nel senso opposto. Come nei migliori episodi di Willie il Coyote tipo;

- A un certo punto l’intero sentiero era coperto da alberi abbattuti. E il bello è che sulla base degli alberi, nella parte tagliata intendo, c’erano i colori che indicavano il sentiero. Quindi erano stati colorati dopo che erano stati abbattuti. Come a dire “Sì sì, è proprio di qui che dovete passare”:

- Dopo aver attraversato un tratto di terreno roccioso/sabbioso senza piante (che ci ha ricordato il suolo prima lunare e poi marziano (quando il colore è mutato in rosso)) abbiamo trovato la strada sbarrata da una frana. E là, dall’altra parte della frana, c’era il segno del sentiero, anche qua a sbeffeggiarci.
Nonostante tutti questi ostacoli siamo riusciti a giungere al campeggio che i miei amici avevano prenotato (avevano prenotato TUTTO!) dove ci siamo mangiati due pizze a testa e siamo andati a dormire.

Il giorno seguente siamo arrivati fino a Tagliaferro, dove ci siamo ritrovati con l’asfalto e un caldo incredibile davanti e un temporale di fulmini dietro. Siccome lì c’era una fermata dell’autobus siamo saltati su.
Il piano era di accorciare un pezzetto di strada e poi di proseguire a piedi, ma purtroppo l’autobus non seguiva il Percorso degli Dei e ci ha portati direttamente a Firenze.
Vabbé.

Firenze.
Ho realizzato che era tipo un sacco che non andavo a Firenze. Mi sa che ci ero stato solo un’altra volta prima di questa. Incredibile. Mi è piaciuta un sacco!
Fondamentalmente a Firenze ho mangiato e bevuto un sacco, dormito a casa dei miei amici (uno di loro studia là e aveva una casa in cui ospitarci) e poi il giorno dopo ho preso il treno e sono tornato nella magica Verona.

19. agosto 2015 by vanooger
Categories: diario di bordo, viaggi | 1 comment

One Comment

  1. “Fruadi”, nell’idioma veronese! :D
    A parte questo tutto il resto è, as usual, eccezzziunale.
    Stima come piovesse!
    Attendo il post sul campo scout.

    Ps ma non hai pensato di utilizzare le care vecchie scarpe da corsa per la strada ma (soprattutto!!) per i 22 giri di pista?

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