Nelson

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Dopo il mio incontro con Jules avevamo più o meno tutto organizzato per partire.
Cioè, in realtà mancavano ancora un sacco di cose, ma Jules non se ne rendeva conto. Per questo lui voleva partire già la mattina seguente.
Siccome io avevo ancora un botto di cose da fare, e anche siccome mi stavo divertendo un sacco con Margherita (che, ve lo dico subito, è già morosata), ho insistito un sacco per ritardare la partenza di un giorno.
Questo mi ha dato tempo, oltre di fare le cose che dovevo fare, di esplorare Nelson per due giorni.
Lunedì pomeriggio, con Margherita, sono andato al centro della Nuova Zelanda. Ne avevo appreso l’esistenza grazie a un volantino appeso sulla porta del bagno dell’ostello, che ti dava modo di scoprire cosa fare a Nelson mentre sedevi sul cesso.
La camminata per giungere a quello che viene spacciato, ma in realtà non è, il centro della Nuova Zelanda, richiede circa 40 minuti dalla città. Pur non essendo il centro geografico, il posto è comunque un buon punto panoramico.
Questa è l’unica cosa che abbiamo visto lunedì, perché il resto della gioranta è stata occupata dal reperire gli ingredienti per farci mezzo chilo di carbonara.

Ah, no! Abbiamo fatto un’altra cosa!
Una delle cose che volevo fare prima di incamminarmi per il Te Araroa era procurarmi un anello.
Perché insomma, andando a camminare nella Terra di Mezzo mi sembrava appropriato.
È stato quindi con gioia che ho scoperto che a Nelson risiede il gioielliere che ha forgiato gli anelli utilizzati nel film. Il vero Sauron!
Quindi siamo andati a visitare la sua gioielleria, sperando che avesse anche anelli a buon mercato.
Non li aveva.

Ok, questo è veramente tutto quello che abbiamo fatto lunedì.
Martedì mattina ho sbrigato le mie faccende, e nel pomeriggio, con Margherita, sono andato a visitare il mueso di Nelson. L’ingresso costava 5$ e ci hanno detto che all’interno c’erano quattro esibizioni.
La prima esibizione, al piano terra, riguardava la storia di Nelson, ed è forse la cosa più confusa che abbia mai visto. Non si capiva nulla di cosa fosse successo o quando. In più c’erano teche di oggetti a caso. Tipo che verso la fine c’era un’armatura da samurai. Vedendola mi sono chiesto “Perché hanno un armatura da samurai?”. Avvicinandomi ho letto il cartellino, intitolato proprio ” Perché abbiamo un’armatura da samurai?”. Sostanzialmente ce l’hanno perché ce l’hanno.
Altre due esposizioni riguardavano la prima guerra mondiale. Perché sì, c’era anche la Nuova Zelanda.
L’ultima, al quanto deludente, si chiamava Mirror Magic ed era un’esposizione di specchi.

Usciti dal museo abbiamo appurato che Nelson non aveva altro da offrirci, ma mancava ancora una cosa da fare: trovare un anello.
Fortunatamente proprio lì di fronte c’era un carrettino che vendeva manufatti d’argento, tra cui anche degli anelli.
Ne ho comprato uno con delle orme incise che mi sembrava molto appropriato.

Fatto ciò siamo andati a cena con i due Mattia e Erica menzionati nel post precedente.
Con mio iniziale disappunto siamo andati in un ristorante italiano. Io ada andare in un ristorante italiano in Nuova Zelanda non è che sia proprio contentissimo. Ma poi è uscito il proprietario, tale Raffaello di Cesena, e gli ho detto che da piccolo andavo sempre in vacanza a Cesenatico al Bagno Nettuno. E lui mi fa “il Bagno Nettuno! Fabio! La Ilva!”. E insomma conosceva tutte queste persone e probabilmente ha pure visto me da piccolo… Pazzesco!

Ho fatto altro a Nelson?
Non mi pare.

20. gennaio 2016 by vanooger
Categories: Nuova Zelanda, viaggi | Leave a comment

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