Fuga al guado

Ovvero: Te Araroa parte prima – Richmond Range

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[La vista da Hunters Hut. Due ore prima eravamo su quella cima là in fondo...]

Dopo mesi che lo pianificavo, martedì 13 Gennaio sono partito per fare il Te Araroa.
Ne avevo scoperto l’esistenza solo a settembre, più o meno quando ho prenotato il biglietto per la Nuova Zelanda, ma era da un bel po’ che avevo voglia di confrontarmi con una sfida del genere (il cammino degli dei dell’estate scorsa era stato fatto proprio in quell’ottica).
Ma ora la domanda che mi faccio è: perché?
Perché cavolo avevo voglia di fare una cosa del genere? Saranno i mille film e libri che ho letto riguardo a cose del genere (i più inerenti sono A walk in the woods di Bill Bryson e film come Wild e Into the Wild, ma anche i libri di Alex Bellini et similia hanno contribuito). Sarà che so benissimo che se non mi lancio a capofitto in una cosa del genere poi finisce che il working holiday lo passo tutto a lavorare e a far serata in ostello (figo eh, ma c’è di più da fare qui). Sarà che boh.

Sono abbastanza sicuro di non potercela fare.
Quindi mi son detto: “faccio ‘sta cosa col massimo della leggerezza (leggerezza! Ahahah! Il mio zaino pesa tipo 20 fucking chili*!), e non mi farò problemi a smettere quando non ce la farò più”.

Sebbene avessi passato mesi a pianificare la faccenda, quando è stato il momento di fare la spesa per la prima settimana e per i due pacchi da spedire in alcune delle località più remote non si sa bene perché ma ho fatto i conti male.
Sarà che Jules, il mio socio belga che mi accompagna in questa avventura, non aveva assolutamente idea di quello che stessimo facendo e comunque mi metteva fretta e mi guardava male se pigliavo troppo cibo. Sarà che sono semplicemente scemo.
Sta di fatto che arrivati al primo bivacco ci siamo rersi conto che non avevamo abbastanza cibo per tutto il tragitto.
La dieta che seguiremo lungo il percorso, tra l’altro, è composta principalmente da wraps (tipo piadine), cibo disidratato e poco o niente frutta o verdura (che sul sentiero non dura…), quindi i lettori più accorti noteranno che è praticamente la dieta degli astronauti.
Quindi non solo questa è la cosa più simile ad essere nel Signore degli Anelli che mai mi capiterà. È anche la cosa più simile ad essere sulla ISS!

Da qui in poi vi racconto giorno per giorno le tappe che faremo. Se avete voglia sul sito del Te Araroa si trovano tutte le mappe e trail notes del percorso, così potete capire meglio dove sono.

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Prologo
Primi del 900, ufficio cartografico di Nelson.
“Signore, sua Maestà ci ha affidato un compito: aprire un sentiero per attraversare il Richmond Range”
“Tutto qui? Ecco fatto!”
“Ma… Signore… Questa è semplicemente una linea che collega i picchi più alti della catena…”
“E quindi?”
“Ehm… Magari esiste un modo più semplice… Chessò, qualche passo più accessibile…”
“Cazzate, ormai facciamo così, ho già segnato con la penna”.

Ecco, io immagino che sia andata così.

Giorno 1 – Nelson > Rocks Hut
Dunque, martedì mattina ci siamo fatti lasciare dal mio amico Mattia all’inizio del sentiero, circa 20 minuti fuori Nelson. Da lì abbiamo cominciato a salire su Dun Mountain. Inizialmente c’era sole e caldo, ma arrivati in cima ci siamo trovati in mezzo alle nuvole (non pensate chissà che, non è che sia un monte altissimo…). Sulla cima era prevista la pausa pranzo. Forse per il troppo entusiasmo di levarmi lo zaino, appena l’ho poggiato per terra ho spaccato il vetro della fotocamera del cellulare. Bestemmie.
Il pranzo, come per i giorni a venire, sono stati wraps con tonno e burro di arachidi. Una combinazione incredibile che vi raccomando. Seriamente.
Dopo un altro paio d’ore di cammino, verso le 15, siamo arrivati al Rocks Hut.

Spendiamo un secondo a parlare degli Hut.
In Nuova Zelanda, specialmente nell’isola del sud, c’è un sistema di rifugi/bivacchi molto sviluppato. Gli Hut appunto. Sono sostanzialmente delle casettine con dentro 2-3 letti a castello (4-6 posti), un tavolo e una stufa. Straci una notte costa 15$, ma per 92$ si ottiene un pass per 6 mesi! Un affare!
Dentro ogni Hut inoltre c’è un quaderno su cui bisogna segnare chi si è, dove si sta andando, quando si pensa di arrivare e altre cose così.
Quindi leggendo il quaderno ci si può fare un’idea di chi ci sia in quel momento sul sentiero, e confrontando le annotazioni di diversi Hut si arriva a capire se nel prossimo ci sarà posto per dormire e addirittura chi ci sarà.

Gli Hut, dicevo, hanno in genere 4-6 posti, ma il tizio dell’ufficio informazioni di Nelson ci aveva detto che The Rocks era un’altra storia, che è praticamente un palazzo!
Infatti Rocks Hut ha tipo 16 posti. Arrivando alle tre di pomeriggio eravamo i primi, e abbiamo quindi potuto scegliere i letti più comodi (sostanzialmente quelli in basso).
Poco dopo di noi è arrivata una coppia di australiani che sta percorrendo l’isola sud (come noi). Lo fanno senza impegno, quindi non si fanno problemi a saltare qualche pezzo.
Dopo di loro è arrivato Todd, un signore di Nelson, con le sue due figlie, che stava portando in giro per i monti. Che bullo!
Poi una coppia di olandesi, che però ha dormito in tenda.
E poi Peter, un ragazzo inglese che ha cominciato dall’isola nord in ottobre e sta facendo l’intero percorso, prendendosi il tempo di visitare le varie città che incontra man mano. Che figata!
Abbiamo mangiato, ognuno il suo ma tutti alllo stesso tavolo, chiaccherato un po’ e per le otto siamo andati a dormire.

Giorno 2 Rocks Hut > Starveall Hut
Abbiamo cominciato la giornata con Todd che ci ha regalato tre pacchi di noodles, abbastanza per un altro pasto!
Abbiamo lasciato Rocks Hut a un quarto alle otto e abbiamo cominciato la discesa a fondo valle. Dopo circa tre ore di discesa scivolosa in mezzo al bosco siamo giunti al primo rifugio, Browning Hut. Da lì il sentiero proseguiva lungo il fiume per un’oretta fino ad arrivare ad Hackett Hut. Lungo il percorso ci siamo fermati a pranzare lungo il fiume.
Da Hackett Hut partiva uno dei sentieri assurdi che ci sono qua. Sei chilometri di strada e il tempo previsto era di 4 ore! Però sapevamo che dovevamo arrivare a Starveall Hut per la notte, altrimenti la nostra permanenza sul Richmond Range sarebbe stata troppo lunga.
E poi dai, sei chilometri! Quanto potrà essere difficile?
Pretty fucking difficile! Ma arrivare in cima è stata una figata.
Al rifugio abbiamo ritrovato Peter, poi un tizio di Nelson, una ragazza dagli USA e due ragazzi, uno tedesco e uno canadese. Più tardi, ma io stavo già dormendo, è arrivata anche la coppia di australiani che avevamo incontrato il giorno prima.

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Giorno 3 – Starveall Hut > Mt Rintoul Hut
Abbiamo lasciato il rifugio il terzo giorno con dei cereali donatici dalla ragazza degli USA e una cosa dataci dal tizio di Nelson. La cosa è, nella mia mente, la versione neozelandese del pane da viaggio elfico che hanno nel Signore degli Anelli. È una specie di crosta durissima e nera. Ci ha dato tre pezzi di questa crosta e ha detto che sono abbastanza per un pasto e mezzo. Ha anche detto che faceva schifo. Ed è, in effetti, immangiabile. Ho provato a mangiarne un pezzetto ed ho quasi vomitato.
Anyway, alle 7:30 siamo partiti. La prima parte del sentiero risaliva la cresta della montagna. Dopo una prima parte in mezzo ai cespugli ci siamo ritrovati completamente esposti al vento. E tirava un vento della Madonna. A tratti non si riusciva a stare in piedi!
Sulla cima della montagna abbiamo incontrato una coppia di tedeschi che andava nell’altra direzione, da cui abbiamo appreso che eravamo circa a metà strada per il primo rifugio.
Sull’altro versante della montagna ci siamo ritrovati a camminare in un bosco di alberi drittissimi e tutti uguali in cui si faceva fatica a trovare il sentiero. Sembrava di essere in un labirinto.
Alle 10 siamo arrivati a Slaty Hut, abbiamo aggiornato il quaderno all’interno (è bene farlo anche se non si dorme nel rifugio, giusto per far sapere che si è arrivati fin lì) e siamo ripartiti. Ancora una parte sulla cresta della montagna e poi una scalata verso la cima davvero difficile, a causa del vento che era aumentato ancora.
Ad un certo punto il vento ha fatto volare via i miei occhiali da sole, poi mi ha sbattuto per terra e quando mi sono rialzato ha fatto volare via la mappa che avevo nella tasca dello zaino (fortunatamente avevamo passato l’ultimo punto segnato su quella mappa giusto un 100 metri prima).
All’una ci siamo fermati a un bivio sul sentiero. Da una parte si scendeva di 200m e in 20 minuti si arrivava ad Old Man Hut, dall’altra ci si imbarcava in un sentiero di 4,5 km da percorrere in 5 ore, il più duro del Richmond Range, che portava in cima al Monte Rintoul e poi giù in picchiata al Mt Rintoul Hut.
Sapevamo che dal giorno dopo il meteo sarebbe peggiorato, e che quindi dovevamo cercare di arrivare a Mt Rintoul quel giorno. Abbiamo pranzato e siamo partiti.
Il “sentiero” che porta alla cima è composto da una serie di pali che marcano la via. Non c’è nessun tracciato. E tutto il terreno è composto da sassi che cedono sotto ai piedi.
È stata veramente dura arrivare in cima, ma la soddisfazione è stata altrettanta.
Da lì siamo scesi (sono sceso da solo in realtà, Jules era davanti a me) fino al rifugio. Una discesa ripidissima, prima in una sassaia di sassi minuscoli che si sono infilati nei miei stivali e poi in mezzo a un bosco.
Arrivati al rifugio abbiamo trovato Peter, ad always, e altre 5 persone, tutte donne!
Una di queste era Natalie, dal Belgio, che sapevo essere sul percorso da quello che avevo letto sui vari quaderni negli Hut precedenti. Poi un’altra ragazza dagli USA, che viaggiava con Natalie, una tizia di Wellington che sta facendo tutto il sentiero (ha cominciato in ottobre e quindi conosceva già Peter) e due signore di Nelson (credo).
Quindi l’Hut, da 6 posti, era pieno e abbiamo dovuto dormire sul pavimento. Non un grande problema eh.
La vera figata è che appena arrivato sono stato sommerso di domande dalle donne presenti al rifugio, che sono poi passate a spettegolare su quello che succedeva lungo il Te Araroa. Tipo: “C’è tizio francese che sta viaggiando con la tipa brasiliana, mi sa che si sono messi insieme” “Mah, non so, c’era anche Coso che le andava dietro*” “Ah, e poi c’è quella ragazza australiana che ora è con l’altro tipo…”. Cose del genere. Tutti si conoscono. E tu sei lì che dici “Wow! Ci sono in mezzo anch’io!”. Pazzesco.
Tra l’altro grande entusiasmo quando si sono complimentati per la marca dei miei scarponi Scarpa e io gli ho spiegato che in italiano vuol dire proprio scarpa.

*Andare dietro qui può essere inteso anche in senso letterale!

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[Mt Rintoul Hut pieno di gente]

Giorno 4 – Mt Rintoul Hut > Mid Waiora Hut
La nostra tabella di marcia, dettata dalla carenza di cibo, prevedeva di uscire dal Richmond Range in 6 giorni. Quindi la tappa del quarto giorno prevedeva di arrivare al Top Waiora oggi.  E per la prima parte della giornata stavamo andando molto bene. Siamo arrivati al primo rifugio in tre ore invece che in quattro e mezza. E il sentiero era fantastico. La prima parte sulla cresta della montagna in mezzo al bosco, con una nebbiolina che avvolgeva tutto. Poi si sbuca oltre gli alberi e si è in questa distesa di rocce dove ogni sbuca un palo segna via.
Solo che c’era la nebbia, quindi da un palo si riusciva a malapena a vedere il palo successivo, nulla di più.
Camminare così, alla ricerca dei pali, è stata un’ottima distrazione dalla fatica che stavamo facendo.
Dal primo rifugio, Tarn Hut, al secondo erano altre 4 ore, con l’ultima parte di discesa ripidissima che sbucava su un torrente su cui c’era un ponte tibetano che portava al Mid Waiora Hut. Siamo arrivati alle tre e mezza, ma eravamo davvero troppo stanchi per proseguire.
Ci siamo dunque fermati lì, anche perché c’era il torrente e abbiamo fatto il bagno!
La sera abbiamo fatto provare a tutti i presenti la cosa schifosa che ci aveva dato il tipo di Nelson. È stato divertente vedere le loro facce disgustate. Un po’ meno divertente è il fatto che io sono così disperato che mi sto abituando a mangiare quella roba.

Giorno 5 – Mid Waiora > Hunters Hut
La mattina alle 6 nel rifugio è suonata una sveglia, ma nessuno s’è mosso. Io mi sono rigirato nel sacco a pelo pensando “Non sarò certo io il primo ad alzarmi!”. Poi però ho realizzato che tutti i presenti andavano solo fino al Top Waiora Hut, a 4 ore di cammino, mentre io e Jules puntavano all’Hunters Hut, a quasi 10 ore!
La prima parte del sentiero, per giungere al Top Waiora, era descritta come “challenging” e prevedeva la risalita di un torrente, Waiora, con ben otto attraversamenti. Lungo il Te Araroa apparentemente ci sono da attraversare un sacco di torrenti. E il modo più furbo per farlo è quello di bagnarsi le scarpe (toglierle è sconsigliato).
Il percorso è veramente incredibile, ma sarà che io sono un grande fan dei torrenti (ma chi non lo è d’altronde?). L’ultimo attraversamento era gigantesco, tipo 100 metri di torrente da guadare. E appena passato il torrente c’era una salita molto ripida che portava all’Hut. Siamo arrivati per mezzogiorno, ci siamo riposati un attimo e poi via di nuovo.
Da qui in poi, mi aveva detto Natalie, il paessaggio cambia completamente. Prima eravamo immersi nei boschi, mentre ora, dopo ma prima lunga salita su terreno roccioso, ci siamo ritrovati davanti a una montagna completamente coperta da un prato verde con qualche masso che spuntava qua e là. Bellissimo.
Dopo un’oretta di cammino ci siamo fermati per pranzo, e poi siamo ripartiti verso la vetta della montagna. In lontananza si vedeva ancora il monte Rintoul, su cui eravamo stati solo due giorni prima.
Dalla vetta siamo scesi sul versante opposto, che si apriva su una valle con un altro torrente. Cioè, io non ho mai visto una montagna buttar fuori così tanta acqua!
Dalla nostra posizione riuscivamo già a vedere l’Hut dove dovevamo arrivare, così lontano che inizialmente l’avevo scambiato per il successivo, e parte del sentiero che  lo raggiungeva, che costeggiava il torrente.
Solo che prima di arrivare a fondovalle c’era un’altra di quelle discese ripidissime che sembrano piacere tanto ai neozelandesi.
Il sentiero prevedeva altri due guadi, ma al primo siamo riusciti a non bagnarsi saltando sui sassi. Al secondo però, ad appena 15 minuti dal l’Hut, non c’è stato modo. Quindi siamo arrivati all’Hut con le scarpe bagnate e abbiamo dovuto accendere la stufa per provare ad asciugarle.
Particolarità del giorno: non abbiamo incontrato, n’è visto, nessuno. E anche all’Hut, da 8 posti, c’eravamo solo noi.

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Giorno 6 – Hunters Hut > St Arnaud
Durante la notte siamo stati tenuti svegli da quella che pareva essere una vera e propria tempesta. E al mattino la pioggia continuava a cadere. Non un buon presagio, considerando che questo era il giorno in cui dovevamo uscire dal Richmond Range e per farlo dovevamo fare una bella tirata e soprattutto attraversare un vero e proprio fiume, che ovviamente più piove e più si ingrossa.
Ci siamo comunque incamminati verso il primo Hut, Porters Creek, visto che il guado era più avanti.
Le indicazioni sul sentiero prevedevano un tempo di 4 ore per arrivare lì, ma noi siamo arrivati in 2 ore e quaranta. Incredibile.
Giunti al rifugio, comunque, non avevamo altra scelta che proseguire e cercare di guadasre il fiume, perché le mostrare scorte di cibo erano ormai agli sgoccioli.
Verso l’una siamo giunti al fiume, che sebbene imponente è stato abbastanza facile da attraversare (ci siamo comunque bagnati fino ai fianchi!).
Da lì abbiamo proseguito per Red Hill Hut, l’ultimo di questa sezione di percorso, da cui partiva la una strada sterrata che riportava alla civiltà.
Nell’ultimo tratto prima di giungere all’Hut il terreno era completamente saturo d’acqua e si era praticamente trasformato in un unico grande fiume paludoso. È stata forse la parte più divertente del sentiero. Tanto una volta che i piedi sono bagnati fradici non ci fai più caso.
A tal proposito vorrei dire che credo che i miei scarponi non si asciugeranno mai.
Da Red Hill siamo scesi a valle per un’altra ora e mezza, fino a uan strada asfaltata. Nell’esatto istante in cui siamo arrivati lì è passata una macchina che ci ha caricati su e ci ha portati in paese.
Da lì il nostro piano era di cercare di tornare a Nelson, ormai a ben 120 km di distanza, per rifornirci e rimetterci in sesto, ma non siamo riusciti a trovare nessuno che ci portasse.
Siccome pioveva a dirotto io me ne sono andato in albergo, mentre Jules, che pare non avere molto danaro, è andato a piantare la tenda in un posto dove pare sia gratis.
Al momento del check-in ho chiesto al portiere se Peter allogiasse lì, e lui mi ha risposto che era nella mia stessa stanza.
La sua espressione stupita quando mi ha visto sulla porta mi ha ripagato di tutta la fatica. Lui era ben avanti a noi ed aveva comunque avuto problemi a guadare il fiume, ed era certo che noi fossimo rimasti bloccati indietro.
La sera mi sono meritatamente sfondato di cibo.


* Chili inteso come unita di misura del peso, non come chili che si mangia (come potrebbe pensare il lettore disattento vedendo il termine affiancato ad un’altra parola in inglese). Il chili che si mangia mi piace e me ne mangerei una quintalata in questo momento.

22. gennaio 2016 by vanooger
Categories: Nuova Zelanda, Te Araroa, viaggi | Leave a comment

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