L’Anello va a Sud

Te Araroa parte quinta: dal fiume Rangitata a Lake Tekapo

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“Se faccio ancora un passo, non sarò mai stato così lontano da casa”.

In realtà per via della forma inclinata della Nuova Zelanda credo che sia Auckland il posto più lontano da casa in cui io sia mai stato, ma è comunque innegabile che a ogni passo io mi stia allontanando, almeno temporalmente, da casa, visto che comunque a tornare a casa da qui mi ci vorrà più tempo che da Auckland.
Ma il discorso in realtà è un altro: attraversando il Rangitata sono finalmente sceso sotto i 43° 37′ di latitudine sud. Questa è la latitudine di South East Cape, ovvero il punto più a sud della Tasmania e il posto più a sud in cui fossi mai stato fino ad ora.
Ora, ad ogni passo, sarà il posto più a sud in cui io sia mai stato!

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Giorno 23 – Potts River carpark > Crooked Spur Hut
Eravamo rimasti che ci eravamo accampati al parcheggio alla fine del Clearwater Track. Davanti a noi c’era il fiume Rangitata, ovvero un ostacolo (quasi*) insuperabile.
Dovevamo quindi aspettare Pam e Terry, che sono arrivati allegramente alle 9 e 40.
Siamo saliti in macchina, e prima di dirigerci dall’altra parte del fiume (per arrivare al ponte e poi tornare su dall’altra parte all’inizio del sentiero bisogna fare 140 km di strada, rendiamoci conto del culo che ho avuto a incontrare Chris!) siamo andati a fare una capatina a Mt Sunday, ovvero la location di Edoras nei film del Signore degli Anelli. Figata.
Siamo dunque ripartiti e, con un paio di soste per il pranzo e per ammirare qualche altro punto d’interesse lungo la strada, siamo arrivati dall’altra parte del fiume alle 15:30.
Da lì al primo Hut erano solo 9 km, che abbiamo percorso il poco più di 3 ore.
Il sentiero risaliva un fiume (lo so, è sempre così!) dentro una gola. Molto bello.
Dopo un paio d’ore partiva in salita per arrivare al rifugio.
In questo punto il sentiero puntava direttamente ad Ovest, e siccome era tardo pomeriggio avevo il sole direttamente in faccia, il che rendeva difficile persino vedere dove stessi andando.
Giunto in cima alla salita mi sono ritrovato in un prato. Gli occhi mi bruciavano per via del sole e del sudore, e non riuscivo a vedere né Chris, né un segnale che mi indicasse la via.
Ho iniziato a dirigermi verso quella che ritenevo essere la direzione corretta, ma dopo un paio di minuti mi ero quasi arreso a tirare fuori le mappe.
In quel momento dal mare d’erba è apparso un segnale. Ho fatto un altro passo e ne è apparso un altro. Poi un recinto ed infine il rifugio! Così, dal nulla! Pazzesco!

* In realtà le Trail notes, dopo averti messo in guardia su tutti i possibili rischi del caso, dicono che adulti esperti e fisicamente prestanti sono riusciti ad attraversare il fiume con le giuste condizioni meteorologiche. Siccome sapevo che ci sarebbero venuti a prendere io non mi sono neanche preso la briga di provare a guadarlo, ma Chris, che è un vero through hiker, la mattina presto ha provato a scendere giù al fiume per vedere se la cosa fosse fattibile. E a quanto pare lo era.

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Giorno 24 – Crooked Spur Hut > Royal Hut
La mattina alle 8 io ero già bello e pronto per partire, ma Chris, che aveva deciso di dormire in tenda, non aveva ancora fatto lo zaino.
Siccome la prima parte della giornata prevedeva l’ascesa fino a una sella, e siccome Chris in salita è più veloce di me, gli ho detto che avrei iniziato ad incamminarmi e che ci saremmo visti in cima.
Un’ora dopo l’ho infatti rivisto al passo, e appena arrivato mi ha detto che pensava di scalare la cima alla nostra sinistra. Questo era un picco di altri 200 metri di altezza, e dalla cima si sarebbe certo goduto di una vista incredibile. Quindi che diamine, mi sono arrampicato anch’io!
Dopo una mezzoretta sulla cima a farci foto epiche a vicenda siamo ritornati alla sella e ci siamo rimessi sul sentiero.
In discesa sono io il più veloce, e quindi ero davanti. Quindi suppongo sia più colpa mia se ad un certo punto abbiamo sbagliato strada e ci siamo ritrovati completamente fuori dal sentiero.
Per ritrovare la via siamo dovuti ricorrere a mappe, bussola e anche al GPS, e abbiamo scoperto che eravamo circa un km fuori strada. Solo che tra noi e il Te Araroa c’era una montagna.
Da dove ci trovavamo noi però passava un torrente che scendeva dall’Hut dove volevamo arrivare, quindi ci siamo limitati a risalirlo e siamo giunti senza sforzo a destinazione.
Abbiamo dunque pranzato a Stone Hut, e siccome ci restavano solo 6 km da percorrere per portare a casa la giornata c’è la siamo presa molto comoda prima di ripartire.
Verso le 16:30 siamo arrivati a Royal Hut, chiamato così perché il principe Carlo e sua sorella Anna una volta si sono fatti portare qui in elicottero e ci hanno passato una notte. Comodo.
Domani si affronta Stag Saddle, che con i suoi 1925 mt di elevazione è il punto più alto di tutto il Te Araroa!

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Giorno 25 – Royal Hut > Boundary Stream carpark
La giornata si presentava perfetta per il tragitto che ci apprestavano ad affrontare: neanche una nuvola in cielo.
Da Royal Hut il sentiero partiva subito in salita e in soli 5 km portava alla sella.
Credevo sarebbe stata una salita da ammazzarsi, invece devo dire che è stata abbastanza facile.
Da Stag Saddle non solo si gode di una vista incredibile, ma c’è pure ricezione telefonica. Quindi un posto fighissimo con in più anche internet. Lasciatemi qua per sempre!
Dopo aver sbrigato alcune necessarie faccende “burocratiche” (post su facebook per tirarsela, mail a cui rispondere, prenotare l’ostello) ci siamo rimessi in marcia.
Dalla sella ci sono due opzioni: si può o seguire il percorso segnalato che scende nella valle lungo un ruscello, oppure spostarsi completamente da un lato e scendere lungo la cresta della montagna. Questa seconda opzione è quella che offre chiaramente la vista migliore, e siccome tanto il sentiero non lo seguiamo mai, è la via che abbiamo scelto.
Dopo poche centinaia di metri, oltrepassato l’ultimo picco, il panorama ci si è spalancato davanti. Da una parte Lake Tekapo, la nostra meta di lì a un paio di giorni, di un blu incredibile*, dall’altra una catena di montagne innevate tra cui svettava Mt Cook, 3724 metri, la montagna più alta della Nuova Zelanda.
Da lì abbiamo cominciato a scendere, e sebbene il sentiero fosse facilissimo ci abbiamo comunque messo un sacco perché ogni due metri ci fermavamo a fare foto, visto che sembrava sempre che l’inquadratura migliorasse.
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Siccome Chris era preso meglio di me dalle foto, ho cominciato a guadagnare terreno su di lui, finché a un certo punto non l’ho più visto.
Mi sono fermato ad aspettarlo per un quarto d’ora, e quando è arrivato mi ha detto che si era fermato a pranzare, perché non capita tutti i giorni di farlo davanti a Mt Cook.
Nel punto in cui mi ero fermato c’era un bivio. A sinistra, sono sicuro, si andava al rifugio. A destra non lo so. Chris ha deciso di andare a destra. Io l’ho seguito. In questo modo ci siamo ritrovati in un’altra vallata, con il rifugio alla nostra sinistra e una catena di colline in mezzo.
Dopo mezz’ora Chris, resosi conto che la direzione non era giusta, ha iniziato a scalare le colline per tornare nella vallata giusta. Io però non ne avevo nessuna voglia, tanto più che si vedeva una strada a valle. Quindi ci siamo separati e mi sono diretto alla strada.
Da lì secondo i miei calcoli erano circa 15 km per giungere al parcheggio dove ci eravamo dati appuntamento.
La strada costeggiava il lago, quindi era relativamente pianeggiante, ma non c’era acqua e il sole picchiava duro.
Dopo un paio d’ore sono giunto a una casa e sono entrato nel giardino. Considerate che arrivato da una landa desolata di pietre e erba secca, e mi sono ritrovato in un curatissimo prato inglese verdissimo con gli irrigatori che andavano. Acqua! Ho fatto due volte il giro della casa e finalmente ho trovato il padrone, che divertito dalla mia situazione mi ha dato tutta l’acqua di cui avevo bisogno.
Dalla casa erano solo altri 3 km per il parcheggio, a cui sono giunto alle 18:30. Chris ancora non si vedeva, ma era prevedibile visto che il mio percorso era molto più veloce del suo.
È infatti spuntato un’ora dopo.
Abbiamo campeggiato in riva al lago in vista dell’ultimo tratto di 15 km per giungere a Lake Tekapo village il giorno seguente.

* Mi hanno spiegato che c’è un qualche minerale in sospensione nell’acqua, qui in Nuova Zelanda, che rende l’acqua dei fiumi e dei laghi di un blu pazzesco.

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Giorno 26 – Boundary Stream carpark > Lake Tekapo village
La solita giornata easy in cui si va in paese!
La mia nottata era stata travagliata dal mio materassino gonfiabile (dovrebbe essere autogonfiante, ma non si gonfia mai da solo) che a quanto pare si è bucato. Non un grosso problema in realtà: mi isola ancora dal terreno, ma non è più comodissimo.
Questo era dunque il pensiero che mi teneva compagnia lungo la strada quella mattina.
E ad un certo punto ecco spuntare una ragazza che camminava nella direzione opposta alla mia. Quando ci siamo incrociati ci siamo fermati per scambiarci i soliti convenevoli tra hikers: da dove sei partito, dove stai andando, eccetera… Le ho detto del mio materassino e lei mi ha subito dato un pezzo di nastro adesivo potentissimo per ripararlo.
Ho pensato “Dovrei immergere il materassino in una vasca per localizzare il buco, ma dove la trovo una vasca?” ed è lì che ho realizzato che Lake Tekapo faceva al caso mio.
Quindi arrivato in ostello mi sono prodigato nelle riparazioni della mia attrezzatura.
Non era solo il materassino a richiedere assistenza infatti, ma anche i miei scarponi, che avevano iniziato a scucirsi.
Il mio piano era di andare a Christchurch (a tipo 100km) a cercare qualcuno che li aggiustasse, o eventualmente a comprarne un paio nuovo, ma un tizio nella tenda a fianco alla mia aveva ago e filo interdentale, con cui ho potuto aggiustarli da me. Spero reggano fino a Wanaka, la prossima città grossa, tra 150 km.
La sera festa grande in ostello, dove mi sono cucinato una carbonara e ne ho scambiata metà con Chris che aveva fatto i nachos al pollo. Una mangiata epica.
Poi ho fatto tardissimo (sono andato a dormire alle 23!!) perché primo, domani non si cammina (finalmente!), secondo qui siamo in una Dark Sky Reserve, ovvero un posto in cui le luci sono schermate e il cielo notturno è pieno di stelle. Non c’è in realtà una grande differenza rispetto a quando si è in mezzo ai monti, eh, ma questa notte c’era la luna nuova, quindi il cielo era veramente stupendo.

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Ecco. Domani primo giorno di riposo (“Zero day” nel gergo degli hikers) da St Arnaud!
E poi farò una capatina a Mt Cook, e da lì raggiungerò Twizel, un altro paese di dimensioni ragionevoli, da cui riprenderò il cammino.

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16. febbraio 2016 by vanooger
Categories: Nuova Zelanda, Te Araroa, viaggi | 2 comments

Comments (2)

  1. Io credo proprio che le foto siano al naturale, incredibile l’acqua… Un capolavoro..
    Ma non riconosco mt su day se è tra le foto che hai messo…

    • Mt sunday non c’è, perché non ho una sua foto veramente epica.
      Le foto sono praticamente al naturale, sì. Pazzesco.

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