Le nuvole si addensano

Te Araroa parte settima: da Twizel a Wanaka
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Giorno 27: Twizel > Freehold Creek
Dopo due giorni di riposo ero finalmente pronto a rimettermi in cammino. E mi aspettava una lunga giornata: quasi 40 km, seppure quasi tutti in pianura.
Alzarsi dal letto (il primo vero letto da Methven) è stata veramente dura, anche perché il mio compagno di stanza aveva parlato nel sonno per tutta la notte tenendomi sveglio.
Comunque alle 8:20 ero in strada. Per prima cosa dovevo raggiungere un lago artificiale lì vicino, poi da lì avrei proseguito lungo la sponda sud fino a giungere al suo immissario per risalirlo fino a Lake Ohau, che è invece un lago vero.
Da lì sarebbero poi stati 9 km di cammino sulla sponda del lago per giungere all’inizio del sentiero successivo, dove contavo di portarmi un po’ avanti visto che oltre a essere un tratto abbastanza lungo (26 km) le indicazioni erano anche abbastanza imprecise (dicevano “tempo di percorrenza: un giorno”), quindi meno strada avevo da fare meglio era.
Un paio di incontri interessanti sul sentiero.
Primo, Wayne, un pensionato  neozelandese che ho incontrato lungo il fiume. Ha venduto la casa e vive in un camper girando il paese e facendosi delle lunghe camminate. Ha detto che ha percorso un buon 90% del Te Araroa (quindi mi ha dato qualche consiglio sulle prossime parti) e conosceva un paio delle persone che ho conosciuto anch’io.
Secondo, una tizia che mi ha tirato su in macchina nei pressi di Lake Ohau. Stavo camminano sulla sponda ed ero praticamente ormai giunto all’inizio del sentiero quando questa tizia si è affiancata a me e mi ha chiesto se volessi un passaggio. Le ho detto che stavo percorrendo il Te Araroa e che ormai ero arrivato, ma lei mi ha detto che il sentiero cominciava di lì a tre chilometri. Siccome non avevo tantissima acqua ho accettato il suo passaggio, ma le ho richiesto se fosse sicura, perché a me pareva che il sentiero fosse molto più vicino. E lei “Of course I’m sure: I’m a local!”.
Beh, avevo ragione io, e quindi mi ha riportato indietro. In più mi ha anche messo la paranoia che non ci fosse acqua lungo il cammino, mostrandomi un paio di ruscelli asciutti.
Beh, c’erano due fucking fiumi pieni d’acqua! Quindi un sacco!
Giunto al secondo fiume era il momento di accamparsi, ma l’unico spiazzo d’erba pianeggiante sembrava essere proprio in mezzo al sentiero.
Mi sono guardato attorno e mi son detto “Beh, ci sono solo io qua…”.
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Giorno 28: Freehold Creek > Un prato vicino a un fiume
Le giornate si stanno accorciando, quindi ormai la luce del sole non mi sveglia più alle 6, ma alle 6:30. Però sono diventato più veloce a prepararmi, e anche dovendo smontare la tenda ci ho messo solo 45 minuti a mettermi in marcia.
La prima parte della giornata mi ha visto affrontare un passo a 1600 metri di quota (e partivo da 800!). Scendendo dall’altra parte, lungo un torrente, ho incontrato una coppia di ragazze, una polacca e una neozelandese, che sta percorrendo il Te Araroa in direzione nord. Dopo averci parlato per due secondi la polacca mi ha detto “Ah, ma sei italiano! Ecco perché sei così simpatico e socievole!”. Uo!
Questa parte di sentiero terminava col guado del Ahunuri River, il fiume più grande che attraversi il Te Araroa (senza contare Rakaia e Rangitata che ti dicono di non attraversare).
Devo dire che ho visto di peggio, e il guado è stato molto semplice.
Quando sono giunto al fiume, sulla sponda opposta, c’era un ragazzo che si stava preparando ad attraversarlo. L’ho raggiunto sull’altra sponda e ho scoperto che voleva guadare senza scarponi! Pazzo!
Ha detto che i suoi scarponi ci mettono tipo tre giorni ad asciugarsi.
Sono rimasto a guardarlo mentre, con mani e piedi in acqua, raggiungeva la sponda opposta (gli scarponi tra l’altro gli sono quasi cascati in acqua…) e poi mi sono rimesso in cammino.
Secondo le Trail notes da lì al primo Hut erano 7 ore di marcia, ed erano già le 15, quindi puntavo semplicemente a fare più strada possibile e accamparmi vicino a una fonte d’acqua.
Verso le 17:30 ho trovato lo spiazzo ideale e mi sono fermato.
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Giorno 29: Un prato vicino a un fiume > Stodys Hut
Mi aspettava un’altra tirata: erano circa 5 ore per giungere al primo Hut, poi altre 5 per giungere a un bivio da cui partiva una scalata di 2 ore per arrivare all’Hut dove volevo passare la notte.
La nottata era stata ventosa e il vento aveva portato nuvole che ora coprivano il cielo.
La prima parte della giornata prevedeva l’ascesa fino a Martha Saddle, a 1600 metri di quota. Di solito le Trail notes mettono in guardia se si tratta di un sentiero impegnativo, quindi siccome non dicevano nulla di particolare mi aspettavo una cosa tranquilla.
Invece, sarà per la mattinata fredda e ventosa, è stata dura arrivare in cima. Il sentiero comunque pareva veramente figo, però la giornata non lo valorizzava appieno.
Dall’altra parte della sella, e questo era anche scritto sulle note, il sentiero era particolarmente esposto. E il vento è aumentato, quindi mi sono affrettato a scendere a valle e ho raggiunto il primo Hut in 3 ore e mezza.
Giusto il tempo di ripigliarmi (mangiando barrette ai cereali pucciate nel burro di arachidi, la cosa più cicciona che abbia mai fatto!) e via di nuovo, che la strada era ancora tanta.
La sezione seguente scendeva lungo in un bosco lungo un torrente, attraversandolo una dozzina di volte. In genere quando si scende lungo un corso d’acqua la pendenza del sentiero è moderata, ma qui c’erano dei tratti in cui si saliva e si scendeva brutalmente per aggirare alcuni ostacoli.
Inoltre questo tratto era lunghissimo e pareva non finire più, tanto che quando sono arrivato al cartello che ne indicava la fine ho esultato.
C’era poco da essere allegri però, perché da lì partivano due ore di scalata per giungere all’Hut. Forse il sentiero più ripido che abbia affrontato finora, dove a tratti bisognava arrampicarsi con le mani e quasi coi denti!
Giungere all’Hut alle 18:30 è stata veramente una gran gioia.
Nell’Hut c’erano già due persone: un ragazzo polacco altissimo e un tizio neozelandese.
Quando sono arrivato il tizio neozelandese era in procinto di dar fuoco a un sacco a pelo che aveva trovato abbandonato dell’Hut e che aveva scoperto avere dei topi all’interno. Giusto in tempo per assistere allo spettacolo!
C’erano comunque altri topi dentro il rifugio, e quella notte li abbiamo sentiti aggirarsi attorno a noi.
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Giorno 30: Stodys Hut > Albert Town Campsite
Miglior giorno sul Te Araroa!
La prima parte della giornata prevedeva una camminata sulla cresta della montagna fino a raggiungere la cima di Breast Hill (che sebbene si chiami Hill è alta 1500 metri). Il sentiero ed completamente esposto, e il vento soffiava forte come il giorno precedente. Però arrivare in cima è stato una figata, anche perché per quando sono arrivato il vento era calato.
La cima era quasi a picco su Lake Hawea, 1200 metri più sotto, e da lì si camminava lungo il bordo del precipizio godendo di una vista fantastica.
Dalla cima sono giunto, in un’ora, all’ultimo rifugio di questa parte di sentiero, dove nonostante l’ora tarda ho incontrato un ragazzo neozelandese che sta percorrendo in direzione nord tutto il Te Araroa. Ha detto che comincia tardi le sue giornate, ma poi cammina tipo fino alle 10 di sera. Contento lui.
L’ultima parte di sentiero prevedeva la discesa fino al lago. 1000 metri di dislivello in 5 km di strada. Ripidissimo.
Le Trail notes davano un tempo di 3-4 ore per scendere, io ce l’ho fatta in un’ora e mezza (!!!). Solo buttandomi dal precipizio ci avrei messo meno.
Da lì, per la gioia delle mie ginocchia, il sentiero si faceva pianeggiante.
Mi sono fermato a mangiare in riva al lago e per le 15:30 sono arrivato a Lake Hawea village.
Entrando nel villaggio, sul bordo del sentiero, ho trovato un cestino di frutta con un biglietto che diceva “for TA hikers”. Ho addentato una prugna, il primo frutto fresco che vedevo dopo una settimana, e un attimo dopo avevo le mani colme di frutti, che ho mangiato in tipo due secondi.
Passando per le case mi sono trovato di fronte a un bar, e siccome c’era molto caldo e mi restavano solo due-tre ore di cammino facile ho pensato che potevo concerdermi qualcosa di fresco.
Quello che volevo più di ogni altra cosa era un tè alla pesca ghiacciato, ma non ce l’avevano, quindi ho dovuto optare per una pinta di birra.
Nello stesso momento in cui ero entrato io era entrata anche una coppia di ciclisti americani, anche loro lì per una birra, quindi ci siamo seduti assieme a chiacchierare.
Dopo la prima birra abbiamo preso un’altra caraffa tutti assieme, quindi sono riuscito a ripartire soltanto alle 17.
Erano 12 km da lì al campeggio dove volevo fermarmi, ma il sentiero era tutto in piano lungo un fiume.
Verso le 19 sono arrivato in vista del campeggio, ma c’era un problema.
Il campeggio era autogestito, nel senso che chi vuole pernottare deve infilare i soldi in una busta e metterli nell’apposita cassetta. Una notte costava 7 dollari, ma io nello zaino avevo solo una banconota da 50 dollari e un po’ di monete sparse. E trovare qualcuno che mi cambiasse i soldi pareva molto difficile.
Mentre attraversavo la strada ho però trovato per terra 1,70 dollari, e io vi giuro che sommando tutte le monete raccattate in giro per il mio zaino a quel dollaro e settanta arrivavo giusto giusto a 7 dollari. Ormai non ci si crede più, lo so.
Ho mangiato quasi tutte le rimanenza di cibo e sono andato a dormire. Tardissimo, perché era già tardi quando sono arrivato: alle 22:30!
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Giorno 31: Albert Town Campsite > Wanaka
Sveglia alle 7:45 e giornata super easy: 12 km in riva a un fiume e poi a un lago.
C’era però un problema: in tutta Wanaka sembrava non esserci un letto libero.
Mi sono incamminato, certo che un qualche posto per dormire l’avrei trovato. Il sentiero che portava a Wanaka pare essere molto frequentato da ciclisti e runner. A una certo punto una signora che correva si è fermata e ha attaccato bottone con me. Le ho spegato la situazione e lei mi ha dato il suo indirizzo, dicendo che se non avessi trovato posto potevo andare a stare a casa sua. Yeah.
A circa un’ora dall’arrivo mi sono fermato a fare pausa e ho scoperto che, contrariamente a quel che credevo, a Wanaka non c’è un McDonald. Bisogna arrivare a Queenstown! Ci sono rimasto molto male, e per riprendermi ho dovuto mangiare tutto quello che rimaneva nel mio zaino: barrette ai cereali, burro d’arachidi e cioccolato.
Arrivato in città sono andato al centro informazioni e ho chiesto se ci fosse qualche campeggio. Fortunatamente c’è n’era uno lì comodo che aveva posti disponibili, quindi mi sono sistemato là.
Circa un’ora dopo avere montato la tenda e sistemato un po’ la mia roba mi sono incamminato verso il centro. Ed in quel momento ha cominciato a piovere. E avrebbe continuato a farlo per due giorni, ma tanto la tenda era montata, e il giorno seguente avevo già programmato di riposare.
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23. febbraio 2016 by vanooger
Categories: Nuova Zelanda, Te Araroa, viaggi | 1 comment

One Comment

  1. Gente che insiste per darti un passaggio, che lascia cesti di frutta così per strada, che ti invita a casa senza conoscerti
    Non è un posto di questo pianeta

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