La via che porta a Queenstown

Te Araroa parte ottava: da Wanaka a Queenstown
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Qualche settimana fa, mentre stavo guardando le mappe delle sezioni più avanti, Chris mi fa:
“Che parte stai guardando?”
“Oh, il Motatapu Alpine Track”
“Ah, mi hanno detto che è la parte più difficile…”
“VAFFANCULOOOOOO!!!!”

La mia permanenza a Wanaka era stata una figata. Avevo dovuto dormire in tenda, certo, ma a parte quello ero tornato alla civiltà. Ed è vero, non c’era, come mi aspettavo, un McDonald, ma c’era di meglio: un cinema!
In realtà ci sono, pare, addirittura due cinema a Wanaka, ma quello dove sono andato io, il Cinema Paradiso, è quello figo.
La sala è in legno, col tetto spiovente e le capriate a vista, e le sedie sono un insieme di poltrone da cinema e divani. Bellissimo.
Inoltre avevano una birra incredibile e durante l’intervallo sfornavano biscotti buonissimi. Veramente il cinema più figo in cui sia mai stato!
Siccome era molto piccolo bisognava segnarsi su un foglio per il film che si voleva vedere. Io volevo vedere Deadpool e The Hateful Eight, ma la lista del primo era già piena.
Ho dunque optato per il film di Tarantino, ma quando poi sono uscito dalla sala si era liberato un posto per Deadpool, quindi ho visto anche quello!
Giunto alla fine della mia serata cinefila mi sono incamminato verso il campeggio. Fuori pioveva, ma c’era uno spiraglio di cielo sereno dove la luna splendeva. Ho così assistito a un Moonbow, che ho dovuto prontamente googolare per essere certo che fosse esattamente quello che stavo vedendo, ovvero un arcobaleno notturno!

Il giorno dopo era dedicato al riposo, e l’ho passato sbrigando le solite faccende che sbrigo quando sono in paese: lavatrice e spesa.
Dopodiché ho portato i miei stivali, che avevano retto fino a quel momento grazie al filo interdentale, a subire una riparazione appropriata. E ora che gli stivali sono riparati non c’è più nulla che si frapponga tra me e la fine del Te Araroa!
Il resto del tempo in città l’ho passato cercando una connessione Wi-Fi decente. La biblioteca era strapiena di gente, e comunque internet non era un granché, mentre ho scoperto che il supermercato metteva a disposizione una rete gratuita.
Mi sono dunque seduto fuori dal supermercato per sfruttare la potenza del web, e mentre me ne stavo lì a farmi gli affari miei una voce ha chiamato il mio nome: “Paolo Riccelli!”.
Chi cavolo è che mi chiama per nome e cognome a 18000 chilometri da casa?
Era Nic, un ragazzo canadese che avevo conosciuto sul Richmond Range un mese prima! Dopo quella parte di sentiero si era dovuto fermare per una decina di giorni perché aveva un’infezione al piede, ma ora mi aveva finalmente raggiunto (Mannaggia! E io che credevo di star andando veloce…).
Chiaramente io non avevo nessunissima idea che lui mi stesse inseguendo (lui invece sapeva che mi avrebbe visto presto, visto che leggeva il mio nome nei registri degli Hut…) ed è stata una gran sorpresa.
Ci siamo subito lanciati in un entusiastico racconto di tutto quello che ci era capitato nell’ultimo mese, e poi siamo anche andati a cenare assieme.
Dopo cena Nic ha proseguito lungo il sentiero per cercare un posto dove fare free camping, mentre io, che a quanto pare c’ho il cash, me ne sono tornato al mio campeggio. Comunque il giorno dopo puntavamo allo stesso rifugio, quindi sapevamo che ci saremmo rivisti.
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Giorno 32: Wanaka > Highland Creek Hut
Erano due giorni che pioveva, quindi sapevo che uscire dalla tenda quella mattina e prepararsi sul prato bagnato, e soprattutto smontare la tenda bagnata, sarebbe stata una gran seccatura (bagnato, seccatura… Ahahah!). Invece quando la mattina mi sono svegliato la tenda era asciutta! Ho smontato tutto in fretta, prima che ricominciasse a piovere, e sono andato a fare colazione nella cucina del campeggio.
Verso le otto e un quarto mi sono messo in cammino.
Da Wanaka il sentiero prosegue per 15 km lungo il lago, per arrivare all’inizio del Motatapu Alpine Track, l’ultima (pare) parte difficile del Te Araroa. Da lì erano 3 ore al primo Hut e altre 4 per il secondo, quello a cui puntavo.
Dopo circa un’ora di cammino ho visto Nic poco più avanti a me, quindi ho affrettato il passo e l’ho raggiunto.
Abbiamo passato tutto il tempo a parlare di cibo, di cucina italiana e canadese (??) e sopratutto di quello che mangiamo lungo il sentiero. E tra l’altro abbiamo pure mangiato sulla via, visto che sul percorso abbiamo trovato alberi di mele, prugne e pure un pesco (che però non era ancora maturo…).
Tra i discorsi non inerenti al cibo che abbiamo fatto abbiamo parlato di come ultimamente sul sentiero si incontrasse poca gente. Come non l’avessimo detto, di lì al primo Hut abbiamo incontrato almeno una dozzina di persone.
Al primo Hut abbiamo pranzato, in compagnia di una coppia di tedeschi e di una ragazza olandese che viaggiava assieme a un ragazzo dagli stati uniti. Quest’ultimo non ha detto una parola per tutto il pranzo, a parte “U.S.” quando gli abbiamo chiesto da dove venisse.
I ragazzi tedeschi invece erano ammirati dall’idea del Te Araroa e ci hanno fatto un sacco di domande (“Don’t you ever get bored of walking?”). Dovevamo veramente sprizzare entusiasmo, perché i nostri racconti li hanno spinti, abbiamo scoperto più tardi, a seguirci fino all’Hut successivo.
Quest’ultimo era Highland Creek Hut. Quando ci sono arrivato, oltre e Nic che sapevo essere davanti a me, c’era già un’altra persona: John, il signore americano che a Tekapo mi aveva prestato ago e filo interdentale per riparare i miei scarponi!
Gli ho dunque mostrato soddisfatto la riparazione effettuata a Wanaka e l’ho ringraziato ancora.
Di lì a poco l’Hut si è riempito. Da sud, ovvero la direzione opposta a quella da cui venivamo noi, sono arrivati altri tre ragazzi americani e una coppia di francesi. Poco più tardi samo stati raggiunti dal ragazzo americano e dalla olandese, che ci hanno detto che la coppia di tedeschi era dietro di loro.
12 persone quindi, e 12 erano i letti disponibili dell’Hut! Perfetto!
Tra le varie cose divertenti che sono successe quel pomeriggio ho scoperto che il ragazzo americano antisociale aveva i miei stessi scarponi (#BootBros!) e anche i suoi si erano rotti nello stesso punto (#BrokenBootBros!), quindi sono riuscito a strappargli un sorriso!
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Giorno 33: Highland Creek Hut > Roses Hut
Il tratto tra Highland Creek e Roses veniva descritto dalle Trail notes come il più impegnativo della sezione. Erano 10 km con due scalate e due conseguenti discese a valle. Il tempo previsto era di 5-6 ore, ma partendo alle 8 sono arrivato a destinazione appena passate le 12. Il piano era di continuare dopo pranzo, visto che il tratto seguente era solo di altre 4-5 ore che ero certo sarei riuscito a percorrere in meno tempo, ma subito dopo mangiato ha cominciato a piovere, quindi visto che di cibo ne avevo mi sono fermato.
C’era di più: ormai il paradosso è che se sto in montagna sono certo di dormire in un letto comodo, mentre è andando giù in città (Wanaka, Queenstown..) che rischio di non trovare posto e di dover dormire in tenda (pagando comunque un sacco di soldi). Quindi se potevo godermi un letto in più ero ben contento di farlo.
Prima volta che, finalmente, mi fermo al primo rifugio che trovo mi sa! Ah, che bello! Che relax!
Poco dopo essere arrivato all’Hut ho salutato per l’ultima volta Nic, che era arrivato prima di me e stava per ripartire: il suo piano era di arrivare ad Arrowtown, a 23 km e 7 ore di marcia, in serata. Pazzo!
Poco dopo pranzo, quando la pioggia stava giusto iniziando a cadere, sono stato raggiunto da John, e più tardi dalla coppia olandese-statunitense.
Più tardi è arrivato un altro ragazzo, dalla direzione opposta, bagnato fradicio.
C’era un sacco di spazio, quindi mi sono appropriato di ben tre materassi e mi sono creato un angolo comodissimo per leggere, dove ho passato buona parte del pomeriggio.
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Giorno 34: Roses Hut > Arrowtown
La porta dell’Hut era rotta, e non restava chiusa. Mi ha ricordato un po’ The Hateful Eight. Non so se sia stato per quello, o se sia stato semplicemente un drastico cambio climatico, ma la mattina c’era veramente freddo nel rifugio. Roba che facevamo le nuvolette di vapore respirando! O forse ci stiamo veramente spingendo un sacco a sud.
La giornata iniziava con la solita scalata di 600 metri per oltrepassare una montagna. Ma ormai queste cose sono all’ordine del giorno, e sono arrivato in cima in un ora soltanto!
La caratteristica Pokémon del percorso che mi torvavo ad affrontare è che passata la sella scendeva verso Macetown, un vecchio paese, ora abbandonato, di cercatori d’oro. La zona deve avere ancora qualche riserva aurifera però, perché lungo il sentiero mi sono imbattuto in un paio di cercatori (ormai non cercano più pepite, ma filtrano tonnellate e tonnellate di terra per estrarre pochi grammi d’oro).
Le opzioni dalla sella erano due: seguire il percorso segnato, oppure camminare lungo (dentro) il torrente. Quest’ultima via pareva molto più veloce, quindi, nonostante le piogge del giorno prima l’avessero un po’ ingrossato, è quella che ho scelto. E poi non sia mai che segua il percorso segnato!
L’acqua era freddissima e mi sono ghiacciato i piedi, ma in sole tre ore ho raggiunto Macetown.
Da lì si partiva per la scalata dell’ultima sella, quella di Big Hill e si scendeva poi verso il paese.
Ho pranzato in cima al passo, e lì c’erano già due ragazzi, un giapponese e uno spagnolo, con cui ho chiaccherato un po’. Dopo la loro partenza sono arrivate altre persone: un francese, un inglese e una ragazza dalla Malesia. Un sacco di gente!
Il sentiero dall’altra parte della sella era facilissimo, quindi scendere a valle è stato un gran piacere. Lungo il percorso ho incontrato un sacco di gente locale, il che mi ha portato a realizzare che era domenica.
Da Arrowtown speravo di riuscire a proseguire un po’ di più verso Queenstown, visto che apparentemente arrivando là verso ora di pranzo, con un po’ di culo si trova un posto dove dormire, ma tra le due città non c’era nessun campeggio. Quindi mi sono dovuto fermare.
Poco male, Arrowtown spacca! Anche questo paese è un lascito della corsa all’oro, e sembra un villaggio del Far West!
Hamburger e birra per cena e domani sveglia prestissimo per cercare di arrivare a Queenstown (27 km) per pranzo…
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Giorno 35: Arrowtown > Queenstown
Quando ho dormito in tenda a Wanaka ha piovuto tutta la notte e al mattino la tenda era asciutta, mentre qui ad Arrowtown c’era sole e caldo e la mattina la tenda era bagnata fradicia. Mistero.
Il sentiero che da Arrowtown portava a Queenstown era un insieme di brevi passeggiate, ed era, secondo me, un casino da seguire. Le Trail notes infatti erano un lungo elenco di nomi di vie in cui dovevo svoltare le seguire il percorso, ma non è che potessi girare tutta la mattina con il tablet in mano cercando la strada.
Mi sono dunque semplicemente puntato nella direzione giusta e ho iniziato a camminare.
Non sono del tutto sicuro di aver seguito la via più breve, ma di sicuro era quella più veloce (a un tratto mi sono trovato a camminare lungo l’autostrada…), e in 4-5 ore sono riuscito a giungere a Queenstown.
Queenstown è grande. E piena di gente. E ci sono un sacco di cose “divertenti” da fare: paracadutismo, bungee jumping, moto d’acqua, cose così… Quindi la gente è veramente dappertutto: guardi nel lago e ci sono motoscafi pieni di gente, guardi in cielo e ci sono parapendii che vengono giù! Pazzesco!
Ed essendo piena di gente, come ho già accennato, è un casino trovare un posto dove dormire.
Nei giorni precedenti avevo sentito storie assurde dalla gente che veniva da là, tipo che una piazzola in campeggio costava 50$. E su internet, che avevo guardato una settimana prima da Wanaka, era tutto pieno.
Arrivato in città all’una mi sono dunque fatto dare una mappa di tutti gli ostelli e mi sono messo alla ricerca.
Sono entrato nel primo ostello, ho detto:
“Avete un letto per stanotte?”
“Sì.”.
Fine della ricerca.
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26. febbraio 2016 by vanooger
Categories: Nuova Zelanda, Te Araroa, viaggi | Leave a comment

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