La vecchia foresta

Te Araroa parte decima: da Te Anau a Riverton
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In ostello a Te Anau c’era una coppia di ragazzi israeliani, ma nemmeno loro erano quelli che sto cercando. Forse il mio bigliettino in ebraico è in realtà un potente talismano che attira gli israeliani, chissà.
Per tutto il pomeriggio ha continuato a piovere a dirotto, il che ha fatto sì che mi prendessi un’altra gran lavata andando a fare la spesa.
Ma nonostante la pioggia ho comunque steso ad asciugare tutti i miei averi. Dove? In camera!
Ho pure fatto una gran lavatrice con tanto di asciugatura alla fine, cosa che finora non avevo mai fatto…
Da Te Anau il Te Araroa attraversava due foreste, Takitimu Forest e Longwood Forest, e spuntava fuori in riva al mare.

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Giorno 39: Te Anau > Aparima Hut
Dopo aver ripiegato con cura tutta la mia roba asciugata, me ne sono uscito in strada per fare autostop e tornare sul sentiero. Prima mi ha tirato su un ragazzo israeliano (!!!) che mi ha lasciato a un incrocio in mezzo al nulla, e poi una coppia di ragazzi inglesi che mi ha pure riportato indietro quando mi sono reso conto che avevamo passato il punto in cui dovevo scendere. Gentilissimi! Volevo lasciargli dei soldi per una birra ma non hanno voluto.
Dalla strada principale erano 6 km di strada sterrata per arrivare al primo Hut. Non c’era nessun cartello, quindi l’unica conferma che mi trovavo sul sentiero giusto l’ho avuta solo quando sono arrivato al rifugio, sul limitare della foresta.
Lì ho incontrato un ragazzo inglese con cui ho chiaccherato un po’ e ho scoperto (da lui e dal registro) che Martin e il suo gruppo avevano dormito lì la notte prima, e quindi ora erano solo poche ore avanti a me!
Mi sono dunque fiondato nella boscaglia per raggiungerlo.
Il sentiero, all’interno della Takitimu Forest, si arrampicava su per raggiungere un sella e poi da lì scendeva in un bella vallata con dei tratti allo scoperto. Era bello, sì, ma era anche abbastanza difficile da percorrere, in mezzo a fango ed erba alta.
Comunque in 4-5 ore sono arrivato ad Aparima Hut, che erano in realtà due Hut e parevano anche abbastanza pieni a giudicare dal numero di scarponi e bastoni appoggiati fuori. Tanta gente significava che quasi sicuramente Martin era lì.
Sono entrato nell’Hut più grande e infatti l’ho trovato! Evvai! Dopo due secondi ci eravamo già fatti la fatidica domanda “Ma tu la carbonara come la fai? Ci metti la panna?” “No” “Bene”.
Oltre a lui c’erano i tre ragazzi con cui sta viaggiando: un ragazzo belga, uno tedesco e una ragazza australiana. E non solo! C’era anche John, il signore americano che già due volte avevo raggiunto, e Eric, un altro americano che stavo inseguendo da un po’.
Grande festa insomma! Poi sono arrivate altre due coppie di ragazzi, e ora della fine tutti due gli Hut erano pieni e gli ultimi arrivati hanno dovuto campeggiare.

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Giorno 40: Aparima Hut > Telford Campsite
Le Trail notes mettevano in guardia riguardo a questa sezione dicendo che era molto difficile seguire i segnali, e che il percorso costituiva una “sfida di orientamento”.
Io, che il sentiero lo perdo un giorno sì e uno no anche quando è ben segnato*, già sapevo che mi sarei perso.
E infatti dopo mezz’ora dalla partenza, e dopo aver visto quattro segnali di numero, ho completamente smarrito il sentiero e ho dovuto andare a caso.
Il mio vagare mi ha portato, tra l’altro, in un recinto di mucche che, come mi hanno visto, hanno cominciato a muggire. Il muggito si è rapidamente propagato ai recinti “vicini” (a qualche chilometro) e in un attimo l’intera vallata è stata riempita dal verso delle mucche.
Dopo circa tre ore di cammino ero giunto, secondo i miei calcoli, in prossimità dell’Hut che stavo cercando di raggiungere. Mi sono dunque ridiretto nella boscaglia e, con mio grande stupore, me lo sono ritrovato davanti praticamente subito! Grande soddisfazione!**
Per di più ero anche il primo ad arrivare.
Era quasi mezzogiorno, ma c’era un’ultima montagna da scalare prima di pranzo (ultima nel senso che è proprio l’ultima del Te Araroa pare).
Dopo 440 metri dalla cima (lo dicono le Trail notes: una precisione incredibile!) il sentiero usciva dalla foresta e il panorama si spalancava: si vedeva il mare!
Il mare, capite? Erano due mesi che non lo vedevo! E là in fondo si intravedeva Bluff, la fine del Te Araroa.
Se non era questo il posto perfetto per pranzare…
Dopo pranzo erano solo 3 chilometri per scendere a un campeggio (= prato con cesso chimico) dove mi sono fermato per la notte.
Erano solo le 15:30, quindi ho montato la tenda e mi sono goduto il pomeriggio di relax al sole.
Inizialmente ho cercato di stare sdraiato nel prato a leggere, ma c’erano veramente troppe Sand Flies, quindi sono andato a rifugiarmi in tenda.
Il resto del pomeriggio l’ho quindi passato chiuso dentro la tenda, stando bene attento a ponderare le mie uscite con cautela per non farmi mangiare vivo dagli insetti e soprattutto portarne il meno possibile dentro.

* Oh, sono discromatico, i segnali arancioni su sfondo verde proprio non li vedo.
** Per cui quando la gente si fa beffe di me perché mi perdo io gli spiego che in realtà non mi perdo: “I lose the track, I don’t lose the way”.

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Giorno 41: Telford Campsite > Inizio del Longwood Forest Track
Nonostante la giornata precedente fosse stata stupenda, durante la notte c’è stato inaspettatamente un temporale, quindi la mattina dopo era tipo tutto bagnato ed uscire dalla tenda è stato un po’ un trauma. Martin, che non aveva una tenda vera e propria ma solo un telo per coprirsi, era sparito.
Per uscire dal Takitimu Forest Track c’era da camminare per una ventina di chilometri in mezzo a una fattoria. Siccome volevo essere fuori per pranzo ho messo il turbo e sono arrivato alla fine in tre ore e mezza.
Mi trovavo però su una strada non molto trafficata, e il primo paese era a 7 chilometri, il primo supermercato a 16.
Mi sono dunque messo in cammino e dopo una buona mezz’ora sono finalmente riuscito a fermare una macchina per farmi portare al paese col supermercato.
Lì ho mangiato il tradizionale hamburger (lo facevano nel supermercato) e ho fatto rifornimento di cibo. Poi, con altri due passaggi in autostop, sono tornato sul sentiero.
Per arrivare all’inizio del Longwood Forest Track, l’ultima sezione di foresta prima di arrivare al mare, c’era da camminare per 7 chilometri fino alla fine di una strada sterrata.
Sono arrivato alla fine della strada giusto due secondi prima che ricominciasse a piovere.
Non c’erano grandi spazi per campeggiare, quindi mi sono dovuto un po’ inventare e alla fine ho dovuto piantare la tenda sul prato già bagnato e non troppo pianeggiante.
Dopo un’oretta che me ne stavo lì nella mia tenda umidiccia sono arrivati Alex ed Helen, che avevo incontrato nella sezione precedente, e Nancy!
Nancy è una signora americana che da quando è andata in pensione, 5-6 anni fa, passa il suo tempo facendo lunghe camminate. Ha fatto l’Appalachian Trail, il PCT, il Continental Divide Trail ed ora è qui.
È famosissima sul sentiero, infatti l’avevo sentita nominare da quando ero ad Arthur’s Pass, tipo un mese e mezzo fa.

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Giorno 42: Inizio del Longwood Forest Track > Martin’s Hut, l’ultimo Hut del Te Araroa
Altra pioggia durante la notte. Come se la mia roba non fosse già abbastanza bagnata!
Alle 8:20 mi sono messo in cammino. La prima parte del sentiero portava, in 4 chilometri e mezzo, in cima a Bald Hill (la collina calva). Sono arrivato lì in cima per le 10, con Nancy, Alex e Helen poco dietro di me.
C’era freddissimo, e le nuvole erano basse e non si vedeva niente (normalmente si riuscirebbe a vedere il mare e Bluff!).
In cima alla collina c’era un antenna, e lì abbiamo incontrato due tecnici della manutenzione che ci hanno invitato nel loro capanno a farci un tè caldo. Figata!
Siamo ripartiti dopo una mezzoretta. Il sentiero scendeva per 3 km lungo una strada sterrata e poi ripartiva a salire sull’ultimissima cima del Te Araroa (sì, ce n’era un’altra).
Lungo la discesa ho camminato assieme a Nancy e ci ho chiaccherato un po’, ma quando siamo arrivati all’inizio della salita sono partito in quarta verso la cima.
Il motivo è che Martin’s Hut aveva solo 4 posti, ed eravamo preoccupati che qualcuno potesse arrivare da sud a fregarci il posto. Io decisamente non avevo voglia di campeggiare un’altra notte nella mia tenda bagnata, e per di più non sembrava ci fossero gran posti per campeggiare (e comunque era tutto bagnato!).
Il cartello diceva che ci volevano 6 ore per arrivare all’Hut. Ce ne ho messe tre!
L’ultima parte di sentiero, prima di scendere nella foresta verso il rifugio, era lungo la cresta di una collina. Il panorama, in giorni sereni, dev’essere una figata. Per me solo vento e nebbia. Vabbè.
Arrivato all’Hut ho pranzato e poi ho cominciato a raccogliere legna per fare un fuoco per asciugare tutta la mia roba.
Dopo un’ora dal mio arrivo sono arrivati anche Nancy, Alex e Helen. Fortunatamente c’era posto per tutti.
Ma, sorpresa, un paio d’ore dopo un’altra persona si è presentata alla porta: Martin! A Martin’s Hut!!!
Ha detto che due notti prima, alle 22:30, il vento si era fatto troppo forte ed aveva dovuto mettersi in cammino. Di notte! Con la tempesta! Alla fine ha dovuto irrompere in un Hut privato che c’era lungo la via per ripararsi!

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Giorno 43: Martin’s Hut > Riverton
Da Martin’s Hut il sentiero scendeva lungo quello che era, se ho capito bene, un canale che serviva per portare l’acqua negli insediamenti di cercatori d’oro. Le Trail notes dicevano che quella sezione aveva recentemente subito lavori di manutenzione, quindi era ben tenuta.
Chiaramente non era così, e ogni 500 metri c’era un albero caduto che bloccava la via e ti faceva anche dubitare di essere sul sentiero giusto. Ma dopo 5 ore di discesa a zig zag lungo il fianco della collina sono finalmente uscito dalla boscaglia e mi sono trovato davanti a Colac Bay.
Alex mi aveva detto la sera prima che nella taverna del villaggio facevano “hamburger grossi”, quindi ero molto contento di arrivare lì per ora di pranzo.
Sono entrato nel pub e ho detto “Mi hanno detto che a Colac Bay c’è un posto che fa hamburger giganti. È questo il posto?”. La cameriera mi ha guardato un po’ spaventata e ha detto di sì.
Dopo aver ordinato sono andato in bagno e mi sono reso conto, guardandomi allo specchio, che ero coperto da capo a piedi di fango.
Poco passate le due mi sono rimesso in cammino: c’erano solo 13 chilometri sulla spiaggia per arrivare a Riverton, e visto il meteo decisamente favorevole aveva senso percorrerli quel giorno.
Come al solito, anche sulla spiaggia, il Te Araroa non puoi esimersi dall’andare in salita, e negli ultimi chilometri lasciava la costa per scavalcare una collina.
Giunto dall’altra parte ho finalmente cominciato a scendere su Riverton, che sembrava la classica cittadina di pescatori e che mi ha quindi fatto venire voglia di fish&chips.
Giunto in paese ho chiamato Martin, che era arrivato lì prima di me, e l’ho raggiunto dell’ostello in cui alloggiava.
A parte noi non c’era nessun altro, ma più tardi siamo stati raggiunti da Nancy, Alex ed Helen (che erano capitati nel nostro stesso ostello per caso).
La coppia che gestiva l’ostello era gentilissima, e ci ha intrattenuto tutta la sera raccontandoci curiosità sul luogo.
Questo ostello è il perfetto esempio di come il Te Araroa aiuti l’economia dei piccoli paesi: solo nell’ultimo mese hanno avuto 50 hikers che hanno alloggiato lì! Pazzesco!

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05. marzo 2016 by vanooger
Categories: Nuova Zelanda, Te Araroa, viaggi | Leave a comment

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