Il Monte Fato

Te Araroa – le appendici: Tongariro National Park
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“Non si entra a Mordor con facilità…”
…infatti bisogna prenotare.

Il Tongariro National Park comprende tre vulcani: il Tongariro, il Ruapehu e il Ngauruhoe.
Quest’ultimo è stato usato come location del Monte Fato nei film del Signore degli Anelli, pertanto ora il parco nazionale è soprannominato Mordor.
Tutti quelli che avevo incontrato lungo il Te Araroa che erano stati nell’isola nord mi avevano detto che il Tongariro Crossing era la parte più bella. Alcuni, addirittura, erano ritornati indietro per passare più tempo su quei vulcani. Tutto questo aveva fatto balzare il Tongariro in cima alla lista delle cose da fare nell’isola nord.
Non avendo il vincolo del Te Araroa potevo permettermi di passare quanto tempo volevo nel parco, e quindi avevo deciso di unire due camminate da 3-4 giorni ciascuna in un unico percorso.
Le due  camminate in questione erano il Round the Mountain e il Tongariro Northen Circuit.
Quest’ultimo però è una Great Walk, e la cosa presentava alcuni problemi.
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Cosa sono le Great Walk?
Sono percorsi selezionatissimi in giro per la Nuova Zelanda, in genere da 3-4 giorni. Il livello di difficoltà è medio-basso, ma il vero problema è che siccome sono robe super turistiche bisogna prenotare e pagare gli Hut (il mio magico pass da 6 mesi non ha valore qui). E i prezzi sono altissimi! Tipo che per il Milford Track, nell’isola sud, gli Hut costano 54$ l’uno! E sono Hut, quindi dormi comunque nel sacco a pelo…
Quindi le Great Walk sono il male assoluto. Specialmente per i camminatori seri come me.

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Il dover prenotare almeno un Hut sul percorso mi scombinava un po’ i piani, perché voleva dire che non sarei stato al 100% libero. La cosa migliore sarebbe stata cominciare dal Northen Circuit, prenotando l’Hut della prima sera, e poi continuare liberamente per il resto del percorso.
Purtroppo quando sono arrivato a Whakapapa Village, l’inizio del sentiero, ho appreso che tutti gli Hut erano occupati per le notti a venire.
Ho passato una buona mezz’ora con l’addetta del dipartimento della conservazione per cercare di capire quale fosse il percorso migliore da fare (in funzione della disponibilità degli Hut), e alla fine mi è toccato prenotare l’Hut per l’ultima sera e cominciare dal Round the Mountain. Per di più l’Hut non era nemmeno quello che volevo, e mi lasciava con un ultima giornata di cammino da 30 e più chilometri. Non proprio fantastico.

A coronare il tutto pioveva a dirotto, e le previsioni non parevano molto incoraggianti. E quando sono arrivato all’inizio del sentiero, alle 16:30, diretto al primo Hut a 2 ore di cammino, ho scoperto che questo era chiuso per una disinfestazione. L’avevano precisamente chiuso quella mattina, e l’avrebbero riaperto due giorni dopo.
Quindi quasi certamente mi sarebbe toccato campeggiare sotto la pioggia.
Se queste sono le premesse, mi sono detto, è facile che il vulcano erutti mentre ci cammino sopra!

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Giorno 1 – Whakapapa Village > Whakapapaiti Hut
La mattina sono partito da Wellington e ho raggiunto il villaggio alle 15:30. Pioveva un sacco.
Dopo aver prenotato l’Hut per l’ultima sera mi sono messo in cammino. Arrivato all’inizio del sentiero ho appreso che l’Hut dve stavo andando era chiuso per disinfestazione, e che quindi mi sarebbe probabilmente toccato campeggiare sotto l’acqua. Sono tornato indietro per farlo notare all’adetta del DoC, giusto per farla sentire in colpa, e sono tornato nuovamente sui miei passi.
Il sentiero era abbastanza pianeggiante (è questo il bello di camminare attorno alla montagna e non attraverso, come sul Te Araroa) e la roccia lavica, con la sua porosità, anche se bagnata non era troppo scivolosa.
Sono arrivato all’Hut alle 18. Dopo un rapido giro di ricognizione attorno all’Hut la cosa più furba da fare mi pareva quella di tirare fuori un materasso dall’Hut (ce n’era uno proprio accanto alla porta, quindi tecnicamente non dovevo neanche entrare) e dormire sul portico.
Dopo un’oretta che me ne stavo lì, valutando se la temperatura la notte sarebbe scesa eccessivamente, è arrivata una ragazza californiana.
Discutendo con lei abbiamo convenuto che il “non entrare” nell’Hut era più per la nostra salute che per l’efficacia del trattamento, e che se non ci importava di respirare insetticida tutta la notte potevamo dormire dentro senza compromettere il trattamento.
Mi ero dunque convinto a dormire dentro all’hut, perché insomma, se ci dormiva anche un’altra persona cos’ero, scemo io che dormivo fuori?
Ho dunque riportato il materasso all’interno e mi sono sistemato su un letto.
A quel punto la ragazza ha detto “Beh, io dormo fuori!” e mi ha fregato il posto sul portico.
Vabbè, tanto mi sa che avrei dormito dentro in ogni caso.
E poi questo ha aggiunto un tocco di Mordor in più all’esperienza, perché come dice Boromir: “L’aria stessa che si respira è un’esalazione velenosa!”.

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Giorno 2 – Whakapapaiti Hut > Blyth Hut
Durante la notte ha continuato a piovere a dirotto, e la mattina non accennava a smettere. Me la sono presa comoda, partendo alle 9:15, sperando che nel frattempo il tempo migliorasse.
Le vallate che mi sono trovato ad attraversare parevano veramente fighissimo, peccato che per via del meteo non si vedesse la montagna che le sovrastava.
Volendo guardare il pasto positivo, le piogge avevano ingrossato o torrenti e tutte le cascate erano molto più belle del solito (credo).
Verso ora di pranzo mi sono trovato davanti Lake Surprise (e chi se lo aspettava!?), segno che il primo Hut della giornata era vicino.
Mi sono fermato lì a mangiare e poi via di nuovo nella nebbia!
C’era da camminare per un’oretta per giungere a una strada che mi avrebbe connesso col sentiero successivo.
Il percorso per arrivare alla strada risaliva un torrente e ad un certo punto c’era da scalare una parete rocciosa a fianco a una cascata. Bellissimo.
Dopo mezz’ora di cammino sulla strada sono giunto al sentiero che mi ha portato, in poco più di un’ora, a Blyth Hut.
Lì sono stato più tardi raggiunto dalla ragazza californiana, il cui Trail name è Fuego, che ha appunto acceso il fuoco nella stufa. Cosa ottima perché io avevo quasi finito il gas del fornellino, e quindi per risparmiarne un po’ ho cucinato sul fuoco. Ci ho messo tipo un’ora, ma c’è l’ho fatta!
In più qualcuno aveva lasciato due prugne sul tavolo! Frutta fresca!

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Giorno 3 – Blyth Hut > Rangipo Hut
Blyth Hut, secondo le informazioni trovare su un volantino che qualcuno aveva lasciato al suo interno, offriva fantastici scorci sulla montagna. A me ha offerto solo nebbia.
Sono partito da lì alle 8:30, e alle 10 ero già al primo Hut (che secondo le indicazioni era a tre ore di cammino!).
Lì mi sono fermato a fare merenda e proprio quando la  mia amica Fuego mi ha raggiunto sono ripartito.
Erano 5-6 ore di cammino per l’Hut successivo, e da qui si entrava nel Rangipo Desert, l’unico deserto della Nuova Zelanda.
Il paesaggio era molto suggestivo, e la nebbia lo rendeva ancora più mordoroso (eh sì, petaloso è giunto anche qui). Quindi dai, è stato più figo con questo tempo demmerda (almeno mi piace pensarla così…).
Tre chilometri prima dell’Hut c’era da scendere in una vallata per attraversare un ponte sospeso su un fiume (ma non era un deserto questo?).
Giunto sull’altra sponda mi sono fermato a pranzare prima di affrontare l’ultima scalata della giornata (l’Hut era più di 1500 mt di quota).
Sono arrivato a Rangipo Hut appena prima che il tempo peggiorasse e cominciasse a piovere sul serio.
Ero il primo ad arrivare, ma sapevo che Fuego era dietro dietro di me e avrebbe gradito un fuoco, quindi l’ho acceso.
Prima di lei, dall’altra direzione, sono arrivate due ragazze scozzesi assieme alla loro mamma. Il marito di una delle due ragazze è arrivato poco dopo dalla stesa direzione da cui sono arrivato io. Non ho capito bene la logistica del loro viaggio, ma avevo dormito tutti assieme la sera prima ad Oturere Hut (a tipo 8 ore di cammino), ma il tizio aveva camminato nel verso opposto per spostare a macchina con cui erano arrivati per portarla alla fine del loro cammino. Quindi se ho capito bene ha camminato tutto quello che io avevo fatto nei due giorni precedenti in un giorno solo (era partito alle 4 del mattino!).
Dopo Fuego ha continuato ad arrivare gente: 2 coppie di Wellington che ci hanno detto che altre 4 persone sarebbero arrivate più tardi. Erano parte di un tramping club ed erano lì per estirpare dei pini che infestano la zona.
Poco dopo è arrivato un altro ragazzo. Credevo facesse parte del club, ma quando l’ho sentito chiacchierare con un altro dei presenti ho scoperto che stava percorrendo il Te Araroa verso nord. L’ho guardato meglio e… Ci eravamo già incontrati un mese prima! Pazzesco! (Specialmente considerando che  l’Hut in cui ci trovavamo non fa parte del Te Araroa, e lui stava facendo un percorso alternativo).

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Giorno 4 – Rangipo Hut > Oturere Hut
La mattina sono stato svegliato da una strana luce fortissima: il sole! Finalmente le nuvole erano scese a valle e avevano lasciato la cima della montagna!
Il problema è che anch’io quel giorno dovevo scendere a valle.
Quindi, dopo aver goduto della visuale della montagna per 10 minuti, sono risprofondato nella nebbia.
Ma il deserto è più bello con la nebbia, no? E quindi via così!
La mia giornata prevedeva solo di arrivare a Waihohonu Hut, a 5 ore di cammino. Non potevo andare oltre perché quello era l’Hut che avevo prenotato. Quindi, quando sono arrivato lì a mezzogiorno in punto (ovvero in 3 ore! Ormai sono velocissimo!!!) non mi è rimasto altro da fare se non svaccarmi (termine tecnico).
Però cavolo, attorno alle 15 il tempo è migliorato un sacco e finalmente sono riuscito a vedere Mount Ngauruhoe (il Monte Fato!) ed era veramente un peccato non poter proseguire.
Nella sala comune dell’Hut (questo Hut, essendo parte di una Great Walk, era enorme) ho conosciuto una ragazza canadese che aveva prenotato il campeggio anesso all’Hut ma stava aspettando di vedere se si liberava un posto letto per dormire dentro, visto che le due sere prima aveva avuto freddissimo.
Questo mi ha dato un idea: magari non si sarebbe liberato un posto in questo Hut, ma se se ne fosse liberato uno in quello successivo io avrei potuto continuare a camminare e lei avrebbe potuto prendere il mio posto.
Anche l’Hut successivo, Oturere Hut, era pieno, ma il responsabile aveva detto che non c’era problema se volevo dormire in tenda, quindi alle 16:30 mi sono rimesso in marcia.
Secondo le indicazioni ci volevano tre ore per arrivare all’Hut, ma la responsabile di Waihohonu Hut mi hadetto che secondo lei non sarebbe dovuto arrivare più tardi delle 19. Io le ho detto “Sarò là per le 18!”. E così ho fatto.
E questo record di velocità è stato certificato dalle chiamate radio tra i due Hut fatte alla mia partenza e al mio arrivo.
Quindi ora sono stato dichiarato “obviously very fit” da un responsabile del DoC. Grande soddisfazione.
In più Oturere Hut era senza dubbio il miglior Hut della Great Walk, essendo proprio ai piedi del vulcano. Ed essendomi portato avanti avevo accorciato la tappa del giorno successivo, quindi, meteo permettendo, avrei avuto il tempo di scalarlo!
Ed infine, ho di gran lunga preferito dormire in tenda all’Hut strapieno di gente.
E in più avendo regalato il mio letto alla ragazza che lo voleva ho guadagnato un sacco di punti karma (come se ne avessi bisogno…).

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Giorno 5 – Oturere Hut > Mangatepopo Carpark
L’ultima tappa era anche la più bella, perché il sentiero mi portava sul Tongariro Crossing e passava attraverso gli Emerald Lakes per poi scendere in uno dei crateri del vulcano.
Il meteo però, che il giorno prima era parso migliorare, era tornato ad essere terribile. Ma confidavo in una schiarita per quando fossi arrivato in cima.
Ho lasciato l’Hut poco prima delle 8. Il sentiero proseguiva in piano per un paio di chilometri per poi scalare una parete ripidissima per arrivare al passo.
La combinazione di meteo e paesaggio continuava a regalarmi quella bella sensazione di essere a Mordor a cui ormai ero abituato.
Giunto al passo il vento è aumentato d’intensità, e ha pure cominciato a piovigginare.
Erano solo le 9, quindi avevo un sacco di tempo per arrivare alla fine del sentiero, e potevo permettermi di aspettare un po’ le vedere se il tempo migliorava. Solo che c’era un freddo cane!
Dopo aver cercato invano riparo dietro a una roccia ed aver provato a scendere in un cratere fumante per scaldarmi un po’ (don’t try this at home!) sono giunto alla conclusione che per non congelarmi dovevo continuare a camminare.
Ho dunque lasciato lo zaino sulla riva di uno degli Emerald Lakes e mi sono rimesso in cammino. Dove potevo dirigermi? Fortunatamente avevo un’ottima meta…
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Flash back!
Un paio di settimane fa, proprio mentre lasciavo l’ostello di Invercargill per dirigermi a Bluff e concludere il Te Araroa, avevo ricevuto un messaggio su facebook da parte di un altro veronese che aveva scoperto, tramite la pagina social del Te Araroa, che anch’io ero sul sentiero. Lui stava percorrendo solo l’isola nord, e siccome non aveva ancora fatto il Whanganui River (che bisogna fare in compagnia per poter noleggiare la canoa) gli avevo detto che potevamo incontrarci per farlo assieme. Incrociando le tempistiche avevamo scoperto che più o meno ci saremmo incontrati sul Tongariro Crossing.

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Quindi quella mattina sapevo che Nikolas stava salendo da un’altra direzione, e ho deciso di andargli incontro. Si badi che non l’avevo mai visto prima… Ci siamo incontrati su un sentiero sul fianco di un parete rocciosa in mezzo alla pioggia. Che figata!
Assieme siamo tornati a recuperare il mio zaino, e dopo aver aspettato un’altra mezz’ora, vedendo che il tempo non migliorava, siamo scesi verso il cratere.
Lì il meteo è magicamente migliorato, e abbiamo finalmente potuto vedere il Monte Ngauruhoe di fronte a noi.
Abbiamo anche visto che dietro di noi c’era una nuvola che stazionava sul Tongariro Crossing, da dove eravamo appena usciti.
Visto che il meteo pareva essere diventato decente ci siamo avventurati alla scalata del Monte Ngauruhoe, che coi suoi 2287 metri di altezza è la terza montagan più alta dell’isola nord.
La scalata non era per nulla semplice: non c’è un sentiero, e bisogna arrampicarsi sulla parete inclinata a 45° su sabbia e sassi che continuano a cadere.
Quando siamo arrivati in cima, dopo un’ora e mezza, una nuvola era tornata ad avvolgere la montagna, quindi non abbiamo potuto godere del panorama.
Dopo una camminata attorno al cratere del vulcano abbiamo cominciato a scendere, anche perché il tempo stava peggiorando di nuovo.
Se salire era una lenta agonia, dall’altro lato scendere è stato facilissimo: scivolando su sabbia e sassi era praticamente come sciare.
Siccome scendendo eravamo velocissimi siamo riusciti a raggiungere due ragazze che avevamo intravisto sulla cima. Chiacchierando con loro abbiamo scoperto che andavano nella nostra stessa direzione e che avevano una macchina al parcheggio. E potevano accompagnarci a National Park, dove contavo di passare la notte.
Gli ultimi chilometri di sentiero erano scandalosamente facili, e dopo aver fatto una breve visita all’ultimo Hut per firmare il registro ho potuto dichiarare concluso il mio cammino.
A National Park ci siamo fermati in un bar con le ragazze per bere qualcosa per festeggiare le nostre rispettive avventure. Tutti hanno preso un caffè, io invece ho preso solo acqua di rubinetto e un hamburger chiamato Baconator, contenente solo bacon e anelli di cipolla fritti. Geniale!
A quanto pare ero il primo a provarlo…

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21. marzo 2016 by vanooger
Categories: Nuova Zelanda, Te Araroa, viaggi | Leave a comment

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