Il Grande Fiume

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La tappa del Te Araroa successiva al Tongariro Crossing è il Whanganui River, ovvero un percorso di durata variabile dai 3 ai 10 giorni in canoa lungo il fiume. Esatto, una figata dietro l’altra!
Per noleggiare la canoa bisogna essere almeno in due, quindi il mio incontro con Nikolas era cascato a fagiolo!
Arrivati a National Park (paese famoso per il Baconator) abbiamo dunque cercato di capire come organizzare al meglio il viaggio, anche perché questo sarebbe cascato all’incirca nel weekend di Pasqua è tutti i campeggi parevano già al completo. (Parte del Whanganui Journey è una malvagissima Great Walk…)
Un’altro dei problemi era che dovevamo comprare circa 8 giorni di cibo, ma il supermercato di National Park era piccolo e carissimo.
Ma ecco che chiamando la compagnia che noleggiava le canoe e chiedendo consiglio per risolvere questo problema la soluzione si è presentata all’istante: uno degli autisti della compagnia stava per passare da dove ci trovavamo e poteva portarci a Ohukane, dove c’era un supermercato più grande ed economico. Non solo, se fossimo andati con lui avremmo potuto affidargli la spesa per i giorni a venire e ce l’avrebbe consegnata assieme alla canoa quando saremmo arrivati al fiume.
Quindi a mezzogiorno siamo stati caricati in macchina da Rob e siamo andati a Ohukane, dove abbiamo sbrigato le faccende burocratiche per il noleggio della canoa e fatto la spesa.
Il bello di viaggiare in canoa è che potevamo portarci via molto più cibo del solito, e soprattutto roba fresca e non disidratata come al solito sul resto del Te Araroa. E birra! Un sacco di birra!
Ormai si era fatto tardi, quindi non aveva senso tornare a National Park in giornata, e inoltre Rob aveva detto che per 10$ a testa potevamo stare a casa sua, il che significava letto vero, lavatrice e internet!
Il giorno dopo ci ha riportati all’inizio del sentiero e da lì abbiamo proseguito a piedi verso Whakaoro, l’approdo dove avevamo appuntamento per il giorno dopo.
Ci sono una decina di campeggi lungo il fiume che fanno parte del circuito della Great Walk, e Whakaoro era uno dei tre che metteva anche a disposizione un Hut. La cosa strana è che di solito i campeggi costano 14$ e gli Hut 32, mentre a Whakaoro l’Hut costava solo 10$, ovvero meno del campeggio. Mah.
Quindi è lì che abbiamo dormito, riuscendo pure ad avere l’Hut, che aveva riscaldamento e luce elettrica, tutto per noi. C’erano degli altri ragazzi che dormivano in tenda, che evidentemente non si erano accorti della differenza di prezzo.
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Giorno 1 – Whakaoro > Campeggio segreto
La mattina alle 10:30 Rob è arrivato alla guida di un pulmino con sopra altre 7 persone. Dopo aver scaricato le canoe e averci sottoposti a un brevissimo safety briefing finalmente siamo partiti. Siccome io ho l’abilitazione al comando di unità da diporto fino a 24 metri sono stato messo a poppa, al posto di comando.
Il piano della giornata era di pagaiare per tipo 38 km, fino a John Coull Hut (soprannominato John Cul) e da lì proseguire per un altro chilometro per un approdo segreto di cui ci avevano parlato.
Quindi una giornata abbastanza lunga, soprattutto considerando che quando siamo partiti erano le 12.
Ah, e al contrario di quello che potreste pensare non è che andare in canoa lungo un fiume significhi sedersi nella barca e lasciare che la corrente faccia il suo lavoro: questo fiume ha una corrente debolissima, e a tratti, quando il vento soffia contro, si va addirittura indietro.
A circa mezz’ora dalla partenza ci siamo imbattuti in una canoa uguale alla nostra incastrata fra dei tronchi, distrutta. Benvenuti sul fiume!
Verso le 18 siamo arrivati a John Cul, dove abbiamo fatto rifornimento d’acqua per poi proseguire per il camping segreto nella successiva ansa del fiume
Lì abbiamo dovuto piantare le tende sulla sabbia, una seccatura perché non avendo picchetti da sabbia non ho lo tirare bene il sovratelo.
Chiaramente, visto che la tenda era tirata male, quella notte ha piovuto e mi è entrata l’acqua dentro. Ma vabbè, sono sopravvissuto anche a quello.

Giorno 2 – Campeggio segreto > Ngaporo Campsite
La mattina la pioggia non accennava a smettere, ma visto che tanto eravamo già bagnati abbiamo smontato tutto e ci siamo rimessi a remare.
Uno degli aspetti positivi della pioggia, quantomeno, è che ora c’erano delle cascate fichissime che scendevano da entrambe le pareti del fiume.
A metà giornata ci siamo fermati per andare a vedere il famoso Bridge to Nowhere, un grande ponte di cemento che era stato costruito negli anni ’40 quando si pensava che la zona sarebbe diventata un grande insediamento. Il progetto era poi fallito e quindi ora questo ponte se ne sta lì abbandonato in mezzo alla foresta.
Dopo pranzo ci siamo rimessi a remare per giungere, attorno alle 18, a Ngaporo Campsite, che era una quarantina di chilometri da dove eravamo partiti la mattina. Il che significava che ci eravamo sparati un’altra giornata lunghissima (in genere la gente percorre il fiume a tappe di 20-25 km).
Al campeggio abbiamo incontrato Mike e Julie, una coppia di inglesi che io avevo conosciuto a National Park, mentre Nikolas conosceva già da prima visto che anche loro stanno facendo il Te Araroa, anche se a pezzi, e continuava a incontrarli.

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Giorno 3 – Ngaporo Campsite > Flying Fox
Uhm, forse questo è l’unico giorno in cui non ha piovuto, anche se il cielo è comunque rimasto coperto tutto il tempo.
La giornata di navigazione ci portava oltre Pipiriki, che segnava il termine della Great Walk, e da lì più o meno potevamo fare quello che ci pareva riguardo al campeggiare, ci bastava chiedere il permesso ai proprietari del terreno sui cui sbarcavano (come se fosse facile trovarli).
Siccome però eravamo partiti presto e non avevamo side trip strani da fare (come invece il giorno prima per Bridge to Nowhere) ci siamo fatti prendere la mano e abbiamo proseguito per altri 40 km fino al Flying Fox, una specie di B&B o agriturismo in un posto dimenticato dal mondo: l’unico modo per raggiungerlo, a parte la canoa, è una carrucola che attraversa il fiume.
Lì, per 10 dollari, abbiamo trovato posto per piantare le tende, una doccia calda (anche se quando l’ho fatta io, mannaggia, era fredda!), una cucina fornitissima e… Internet! (Che è sempre un piacere ritrovare)
Dopo tre giorni avevamo percorso quasi 120 dei 170 chilometri di fiume che dovevamo percorrere. Mica male, anche se eravamo un po’ cotti a questo punto. Fortunatamente d’ora in poi sarebbe stato super easy.

Giorno 4 -Flying Fox > Downes Hut
La mattina siamo stati svegliati dalla pioggia battente sulle tende, ma dopo un paio d’ore è spuntato un timido sole.
Visto che il programma della giornata ci portava solo a 10 km di distanza, abbiamo aspettato fino alle 14 per partire, per asciugare bene la nostra roba è per sfruttare ancora un po’ la magica potenza dell’Internet.
Proprio quando stavamo lasciando la sponda del fiume è arrivato un nutrito gruppo di canoe e kayak. Erano un gruppo di ragazzi accompagnati dai loro nonni che stava facendo un paio di giorni liungo il fiume per le vacanze di Pasqua. Si stavano fermando al Flying Fox per pranzo, ma anche loro erano diretti a Downes Hut, dove stavamo andando noi, per la notte. Ci siamo salutati dicendovi che ci saremmo rivisti più tardi, ma alla fine, abbiamo scoperto il giorno dopo, hanno deciso di campeggiare prima dell’Hut per non disturbarvi.
Downes Hut aveva solo 5 letti, quindi in effetti se fosse arrivata a quella gente saremmo stati un po’ stretti.
Null’altro di particolare da dire, se non che come al solito mi sono divertito a cercare la gente che conosco nel registro dell’Hut.

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Giorno 5 – Downes Hut > Hipango Park
Prima della nostra partenza dall’Hut siamo stati raggiunti dalla famiglia del giorno prima che si è fermata lì a bere acqua. Tra una cosa è l’altra ci hanno pure regalato due ovetti di Pasqua un po’ strani: fuori erano di cioccolato, ma dentro erano ripieni di marshmallow bianco e giallo come a simulare un uovo sodo.
Dopo una ventina di chilometri a remi (una pacchia rispetto ai primi giorni!) siamo arrivati a Hipango Park, un free camping e l’ultimo posto in cui avremmo soggiornato prima di arrivare a Whanganui.
Finalmente, per una volta, eravamo arrivati alla fine della giornata nel primo pomeriggio, quindi abbiamo passato il tempo prima di cena svaccandoci sul prato.
Dopo cena siamo rimasti un po’ a guardare le stelle, e a un certo punto ci siamo accorti che c’erano degli strani movimenti nel bosco vicino: si vedevano delle torce muoversi e Nikolas mi ha detto che più tardi ha sentito anche delle urla. Io sono andato a dormire.

Giorno 6 – Hipango Park > Whanganui
Dopo un’ultima spruzzata di pioggia giusto per darci la sveglia, il cielo si è schiarito ed è uscito il sole.
Da Hipango Park eravamo così vicini al mare che il fiume subiva l’effetto della marea, pertanto dovevamo aspettare il picco della alta prima di partire. Poco male, visto che così ho avuto modo di pulire e piegare benissimo la mia tenda: se ho fatto bene i conti questa potrebbe essere l’ultima volta che la uso in Nuova Zelanda…
Restavano solo una ventina di chilometri da percorrere, ma non potevamo certo abbassare la guardia. Ad un certo punto infatti ci siamo imbattuti in uno dei pericolosi animali che infestano le acque di questo fiume. Un coccodrillo? No, una pecora!
La pecora era in mezzo al fiume che nuotava, ma pareva chiaro che fosse caduta in acqua e non sapesse come ritornare a riva. E sembrava essere sul punto di stramazzare.
Quindi, dopo mezz’ora di manovre siamo riusciti a spingerla sulla sponda del fiume e farla salire sulla terra. Appena ci siamo riusciti però la pecora si è ributtata in acqua.
Allora ci siamo arresi e siamo ritornati a pagaiare. Fortunatamente dopo pochi minuti è passato un motoscafo a cui abbiamo fatto segno ed è andato a salvare la pecora.
Nonostante i nostri sforzi per partire con la marea a favore, negli ultimi chilometri di fiume abbiamo avuto un fortissimo vento contro, che ad un tratto ci ha costretti a fermarci sulla riva in attesa che calasse.
Mentre ero là ho provato a controllare se ci fosse recezione telefonica, e non appena ho ottenuto il segnale ho ricevuto una chiamata da una pizzeria di Nelson che mi ha offerto un lavoro! Quindi nel giro di una settimana tornerò a Nelson per l’ennesima volta.

Quando siamo arrivati a Whanganui abbiamo recuperato i nostri zaini, che avevamo affidato alla compagnia che ci aveva affitato la canoa. Oltre agli zaini però dovevano esserci anche i passaporti, che invece mancavano all’appello.
Abbiamo dunque dovuto aspettare un’oretta perché uno dei dipendenti ce li recapitasse. Già che era lì gli abbiamo chiesto se poteva darci un passaggio fino in città.
Gli avevamo detto di portarci al ostello YHA, che di solito, in teoria, dovrebbe trattare bene i camminatori del Te Araroa. In pratica ogni volta che ci vado mi incazzo.
Fortunatamente il nostro driver conosceva un ostello più economico e ci ha portati là.
Questo era l’ostello della vita, fighissimo! Intfranto il nome era 42 College Hostel, o qualcosa del genere, ma col 42 insomma.
E poi era veramente molto accogliente, con internet illimitato e una sala con pianoforte e chitarra.
Ah, e il dipinto di Gandalf sulla parete!

“La mia canoa
scivola leggera
sulle lucenti vie
del grande fiume

Voglio tornare ancor
sul mio bel lago blu
Bundidiaidi bundidiaidi
bundidiaidi bum”

Questa è una canzone che cantavo agli scout. La cosa assurda è che la settimana scorsa, sul Tongariro Crossing, il tempo era così brutto che non sono riuscito a vedere il Blue Lake, quindi vorrei davvero tornarci!

30. marzo 2016 by vanooger
Categories: Nuova Zelanda, Te Araroa, viaggi | Leave a comment

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