La Montagna Solitaria

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Ero venuto a conoscenza del Mount Taranaki, che fondamentalmente è una montagna che se ne sta da sola sulla costa ovest dell’isola nord, grazie a un ragazzo inglese che avevo incontrato a Low Princester Hut uno degli ultimi giorni sul Te Araroa. Me l’ero subito segnato sulla lista delle cose da fare, visto che l’idea di camminare attorno a una montagna solitaria, come quella de Lo Hobbit, mi affascinava un sacco.
Quindi era circa un mese che programmavo questa escursione, e man mano che il tempo passava continuavo a sentire sempre più gente parlare di quanto fosse bella questa montagna.
Come se non bastasse una settimana fa, lungo il fiume Whanganui, ho scoperto che secondo una leggenda Maori il Mount Taranaki si trovava una volta vicino ai monti Tongariro e Ngauruhoe, ma siccome questi due litigavano per il suo amore “lei” aveva deciso di spostarsi, e il solco lasciato dal suo spostamento era diventato il fiume che avevo appena percorso in canoa (che nasce appunto dal Tongariro). Quindi era la logica conclusione del percorso che stavo facendo.
Fortunatamente, per una volta, il meteo sembrava essere stupendo, quindi senza perdere troppo tempo (anche perché nel giro di una settimana dovevo tornare a Nelson) mi sono lanciato sul sentiero.

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Giorno 1 – North Egmont > Holly Hut
Sono partito la mattina alle 11 da Whanganui, sono arrivato a New Plymouth alle 14 e alle 16 ho preso lo shuttle che mi ha lasciato sul sentiero alle 16:30.
New Plymouth è la città “grossa” ai piedi della montagna, sulla costa. Lo shuttle mi ha preso su proprio in riva al mare e nel giro di mezz’ora ero in alta montagna. Pazzesco.
E questa è una delle figate del Mount Taranaki: te ne stai in alto a camminare ma vedi la costa tutto attorno.
È anche, in effetti, uno dei suoi problemi, essendo un ambiente alpino con un clima marittimo predirre il meteo diventa complicato, e il clima può variare molto rapidamente.
I tempi tra un Hut e l’altro su questo sentiero sembravano molto conservativi, per esempio il tratto del giorno era di 8 km e dava 3-4 ore per percorrerlo. Come prevedevo, senza troppe sorprese in due ore sono arrivato all’Hut.
Finalmente sono tornato a camminare col sole, ed è stato un piacere vedere la montagna attorno a cui stavo camminando (non come Mount Ruapehu, che tra l’altro si intravedeva all’orizzonte assieme al Tongariro e al Ngauruhoe!).
Holly Hut è un Hut enorme, 32 letti divisi in tre stanze, ma c’eravamo solo io e altre due persone (quindi ognuno aveva la sua camera!)(e i ogi stanza c’era la luce elettrica! Assurdo!). Solo qualche giorno prima, il venerdì di Pasqua, avevano alloggiato qui più di 50 persone! L’ho scampata bella!

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Giorno 2 – Holly Hut > Waiaua Gorge Hut
Il circuito attorno alla montagna che stavo seguendo presenta, a volte, l’opzione di seguire un sentiero alto o uno basso. Nella zona poi, oltre agli Hut del circuito, ce ne sono molti altri, cosicché ora della fine fine partendo da un posto si hanno mille opzioni diverse su dove andare.
Di contro però, come ho già detto, i tempi indicati tra un Hut e l’altro sono scandalosamente lunghi, rendendo difficile pianificare il percorso.
Da Holly Hut a Waiaua Gorge per esempio le indicazioni dicevano 8-9 ore. Sapevo che era impossibile, e infatti in 4 ore e mezza sono arrivato, giusto in tempo per il pranzo.
Il sentiero comunque, c’è da dire, era abbastanza impegnativo, quindi mi trovavo a dover scegliere se ammazzarmi per andare all’Hut successivo (tempo indicato 7-8 ore (ahahahah), tempo stimato 4 ore) o prendermela con calma. E siccome alla fine non mi corre dietro nessuno ho deciso di fermarmi, anche se è stata veramente dura e per tutto il pomeriggio ho pensato che forse avrei dovuto proseguire…

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Giorno 3 – Waiaua Gorge Hut > Syme Hut
Per la primissima volta sono stato da solo in un Hut! Fico, eh, ma è più divertente quando c’è un po’ di compagnia la sera.
Alle 8 sono partito. Il circuito ufficiale prevedeva di andare a Lake Dive Hut, un rifugio in riva a un lago, ma ad un certo punto sul sentiero c’era un bivio, e se da una parte, andando in basso, si arrivava al lago, dall’altra, andando in alto e più o meno facendo un percorso lungo uguale, si arrivava a Syme Hut, un rifugio a quasi 2000 metri da cui si godeva di un panorama incredibile. Inoltre da lì c’era un percorso che portava alla cima della montagna, a 2518 metri. Quindi era là che ero diretto.
Waiaua Gorge Hut era solo a 600 metri di altitudine, quindi da lì il sentiero puntava dritto verso la montagna per prendere quota.
La scalata era ripida, ma anche molto suggestiva, passando proprio sotto a una parete rocciosa.
Giunto a 1500 metri di quota il sentiero cominciava a girare attorno alla base di Fanthams Peak, il picco proprio a fianco all’Hut dove ero diretto.
Prima di giungere al bivio che mi avrebbe portato alla salita per l’Hut il sentiero faceva tutto il giro attorno, scendendo anche di un centinaio di metri.
Siccome la scalata dal versante opposto pareva avere più o meno la stessa inclinazione che dal punto in cui mi trovavo, ho deciso di abbandonare il sentiero tracciato e di avventurarmi direttamente verso la cima.
C’erano due opzioni: o sarei arrivato in cima in un lampo, o a un certo punto mi sarei trovato davanti qualche ostacolo insuperabile e sarei dovuto tornare indietro.
Fortunatamente è andata bene, anzi, benissimo, perché quando sono arrivato in cima, alle 12:30, nell’Hut ho trovato altre due persone che stavano per partire verso la vetta e mi hanno invitato ad unirmi a loro. Se avessi seguito il sentiero tracciato le avrei sicuramente mancate.
Dopo un’ora e mezza di scalata siamo giunti in cima. Il tempo non era bellissimo, ma si riusciva comunque a scorgere un po’ del panorama. Ed inoltre non c’era freddo, al contrario di quello che dicevano le previsioni, che sulla cima, con il vento, davano una temperatura percepita di -4°.
La discesa è stata velocissima, e per le 16 ero già tornato a Syme Hut e potevo dire di aver veramente concluso la giornata. Mica male considerando che il tempo indicato per giungere qui da Waiaua Gorge era di più di 8 ore (senza contare l’ascesa alla cima).
Fun fact: uno dei due tizi con cui ho scalato la montagna mi ha detto che ero il secondo italiano che incontrava in un mese. Gli ho chiesto chi fosse il primo e lui mi ha risposto: “Un ragazzo di nome Nikolas che sta facendo il Te Araroa”. Cioè la stessa persona con cui avevo passato a settimana precedente. Pazzesco!
Altro fun fact: Syme Hut è l’Hut locato più in alto in tutta l’isola del nord.

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Giorno 4 – Syme Hut > North Egmont
Lo shuttle che mi aveva lasciato all’inizio del sentiero il primo giorno fa due corse: una la mattina alle 8 per portare la gente alla montagna e una alle 16 per tornarle a prendere (la maggior parte della gente fa solo un escursione di un giorno verso la vetta, che tra l’altro è una cosa da ammazzarsi ma sono problemi loro).
Siccome uscendo dalla montagna io dovevo prendere l’autobus per Auckland, che partiva alle 14, la sola opzione che avevo era prendere lo shuttle alle 8 e passare la mattinata in città.
Siccome però ero una buona mezza giornata in anticipo sui tempi, e orma avevo già fatto tutto quello che volevo fare nella zona, la mattina ho mandato un messaggio al driver e gli ho detto che sarei sceso quel pomeriggio alle 16. Ho pensato che se avessi passato una notte in ostello e mi fossi fatto una doccia avrei fatto felici gli altri passeggeri dell’autobus il giorno seguente…
Ho dunque lasciato Syme Hut la mattina alle 8:30 assieme a Ken e Dave, i due tizi con cui avevo conquistato la cma il giorno prima. Sono andato con loro perché mi serviva qualcuno che mi mostrasse la via, visto che il giorno prima ero salito da versante opposto e non avevo idea di dove fosse il sentiero ufficiale.
Tra l’altro il mio “fuoripista” del giorno prima ha fatto sì che io non abbia dovuto percorrere due volte la stessa strada. E come se non bastasse il sentiero ufficiale era più difficile di quello che avevo scelto io, quindi mi sono veramente complimentato con me stesso per la gran decisione del giorno prima.
Dopo una prima discesa tra sabbia e sassi il sentiero si ricongiungeva col circuito e da lì tornava ad essere più accessibile: c’era una scalinata di legno che scendeva fino a valle.
Per le 10:30 sono arrivato a Dawson’s Falls, e dopo aver fatto una capatina al lookout e salutato i miei compagni mi sono rimesso in cammino per North Egmont per concludere il loop.
Segnali dicevano c’è ci volevano 4 ore, io confidavo di arrivare là per pranzo. Ormai è come avere un superpotere che mi rende velocissimo!
Il meteo però stava peggiorando rapidamente, e mi sono ritrovato a cambiare con vento e pioggia.
Il sentiero, dopo aver attraversato una gola gigantesca, passava per un impianto sciistico chiuso dall’aria spettrale. Da lì non c’erano indicazioni chiare e ho dovuto andare un po’ a caso per ritrovare la via, che proseguiva costeggiando una parete rocciosa e ad un certo punto entrava dentro la montagna con un tunnel.
Verso le 12:15 sono arrivato nei pressi di un antenna che avevo visto il primo giorno quando avevo cominciato il circuito. Giù in basso si vedeva il centro visitatori a cui ero diretto, quindi ho supposto che sarei arrivato là per l’una.
Ho allora provato a mandare un messaggio al tizio dello shuttle chiedendogli se fossi l’unico che usciva dalla montagna quel giorno e se, in quel caso, potesse venirmi a prendere prima, così che io potessi prendere il bus per Auckland quel giorno stesso.
Lui ha subito detto che andava bene e che sarebbe venuto a prendermi alle 13.
A quel punto ho realizzato di essere molto più lontano dall’arrivo di quel che credevo, quindi per gli ultimi chilometri ho dovuto correre velocissimo per non arrivare in ritardo.
Quando sono arrivato al centro ho scoperto che non c’era nessuna fretta, visto che il driver se ne stava tranquillo a chiacchierare con la responsabile del centro.

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Per le 13:50 ero tornato a New Plymouth, ed ho avuto giusto il tempo di passare da un ostello e fare una doccia (per 5$) prima di prendere il bus.
In tutta questa serie di incastri perfetti non ho avuto tempo per pranzare, e quando alle 21 sono arrivato a Auckland stavo impazzendo.
Sono tornato all’ostello Surf ‘n’ Snow, e con mia sorpresa ho scoperto che c’era ancora buona parte della gente che avevo lasciato 3 mesi prima, che mi ha riservato un’accoglienza così calorosa che nemmeno mia mamma quando tornerò in Italia riuscirà a battere.

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04. aprile 2016 by vanooger
Categories: Nuova Zelanda, viaggi | 1 comment

One Comment

  1. Credo di aver visto pochi paesaggi aperti così belli; se penso, poi, che son frutto di un cellulare, non oso immaginare dal vivo. Viaggio epico da ricordare per tutta la vita. A presto e buon lavoro.
    A proposito… dicci com’è il tuo nuovo lavoro e come ti trovi? Ne sei soddisfatto?

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